Sicurezza
S. Chiara, cassa integrazione per i lavoratori della mensa
È una conseguenza della situazione critica dell’azienda. Intanto la Asl e i sindacati firmano un accordo paracadute di mobilità per ricollocare una parte dei dipendenti
VOLTERRA. Il macigno economico-struttuale che grava sulle spalle dell’azienda pubblica Santa Chiara finisce per schiacciare pure i lavoratori. In modi differenti. Per il momento a farne le conseguenze dirette sono quelli dell’indotto: ben sei di loro, addetti alla mensa, finiscono in cassa integrazione in deroga con una grossa decurtazione dello stipendio.
Sono i lavoratori della cooperativa Eudania Cir food: calando gli ospiti dell’azienda, va a picco pure il numerto dei pasti. «Le criticità del Santa Chiara – dicono dalla Cgil – stanno producendo un impatto negativo all’occupazione delle aziende dell’indotto: le ragioni del ricorso alla cassa integrazione sono dovute alla diminuzione del numero dei pasti degli ospiti della rsa e anche alla dipertita dei profughi».
Gli addetti ai lavori, cinque donne e un uomo, vivono tutti in Alta Valdicecina: sono consapevoli della situazione, ma chiaramente sono preoccupati per la massiccia riduzione salariale. «L’accordo prevede una contrazione massima dell’orario individuale di lavoro di circa il 50% e la rotazione del personale: attualmente la richiesta di Cigd è stata fatta per tre mesi, ma è possibile che vada avanti fino alla fine del 2013». A fine anno, infatti, si colloca anche la scadenza dell’appalto, che rappresenta motivo di ulteriore preoccupazione «in quanto ad oggi siamo di fronte ad un muro di incertezze per quel che riguarda le prospettive dell’azienda Santa Chiara», continuano dal sindacato. Altra spada di Damocle sono tutti quei crediti inevasi che diverse imprese fornitrici di servizi al Santa Chiara vantano con l’azienda: «Sono soldi che ancora non vengono corrisposti, innescando problemi di ordine economico e di liquidità».
Ecco che se da una parte viene attivata la cassa integrazione, dall’altra tutti e tre i sindacati, Cgil, Cisl e Uil insieme alla Asl 5, il mese scorso, stringono un accordo-paracadute di mobilità intercompartimentale per salvare eventuali posti di lavoro tra gli addetti del Santa Chiara dipendenti dell’azienda sanitaria. «È un accordo che avevamo sollecitato e ottenuto», spiega Sonia Antoni della Cgil. «A fronte della gravità della situazione che sta investendo il Santa Chiara avevamo chiesto alla direzione della Asl una disponibilità a ricollocare, nell’eventualità, lavoratori con titoli e professionalità», va nel dettaglio. I dipendenti, tra operatori socio sanitari e infermieri, sono circa 35.
«Solo una parte di questi, ovvero gli oss, hanno i titoli per partecipare al bando di mobilità che la Asl pubblicherà a breve con un avviso pubblico – e chiarisce – Per noi è un elemento di soddisfazione, purtroppo non tutti possono rientrare in questa graduatoria, ma si tratta di una importante apertura da parte della Asl».
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