Il dolore
Prime bonifiche all’ex Gozzini ma resta il rischio per l’amianto
SANTACROCE SULL’ARNO. L’unico passo per adesso è stato quello di sigillare il mega stabilimento, bonificando le maleodoranti vasche d’acqua all’interno della struttura e rimuovendo alcuni dei tanti...
SANTACROCE SULL’ARNO. L’unico passo per adesso è stato quello di sigillare il mega stabilimento, bonificando le maleodoranti vasche d’acqua all’interno della struttura e rimuovendo alcuni dei tanti cumuli d’immondizia. Le ex Officine Gozzini sono tornate inaccessibili, almeno per ora, in attesa di una soluzione definitiva che appare tanto costosa quanto improbabile. È il risultato dell’intervento condotto dalla Finambiente Group Spa, azienda romana specializzata in opere di bonifica, su incarico dei liquidatori della Primavera 90, la cooperativa proprietaria dell’immobile in liquidazione dal 2010.
Un lavoro di messa in sicurezza primaria, pensato per evitare almeno l’accesso agli oltre 35mila metri quadri dello storico stabilimento. Rimangono al loro posto, invece, le inconfondibili lastre di eternit che coprono l’80% dei capannoni per una superfice stimata in 12mila metri quadri. Un problema segnalato nelle scorse settimane dal movimento Cinque Stelle, che attraverso un’istanza inviata al Comune di Santa Croce, all’Arpat e all’Asl11, aveva dato voce alle preoccupazioni dei residenti per il rischio di contaminazione da amianto.
«Allora qualcosa si poteva fare – commentano oggi dal Movimento –. Dopo l’istanza, in poche giornate di lavoro, la ditta incaricata ha messo in atto quelle basilari opere di messa in sicurezza che erano state richieste da anni». Opere che si configurano come un «palliativo», tuttavia, secondo i Cinque Stelle, e che non risolvono la questione amianto. «Un’emergenza – proseguono – che non è ancora stata presa sul serio».
L’istanza, citando le normative in materia, chiede all’amministrazione di intervenire d’ufficio per la messa in sicurezza, o in alternativa di rivolgersi alla Regione. Una possibilità irrealizzabile, aveva risposto l’amministrazione, soprattutto per i costi dell’intervento. Risposta che non convince gli esponenti grillini: «Dato che l’amministrazione, l’Arpat e l’Asl sono a conoscenza già dal 2008 del superamento delle concentrazioni di contaminazione del suolo e del sottosuolo in alcune parti dell’area – affermano –. I dati che attestano la presenza di vari agenti inquinanti sono stati evidenziati dalle indagini preliminari, redatte da geologi incaricati, e allegate agli atti processuali del fallimento della Primavera 90. A destare allarme non sono i valori limite di poco superati nel suolo, ma il grave rischio contaminazione da amianto». E aggiungono: «I primi controlli del 2004 vennero eseguiti solo in seguito a una denuncia fatta da privati cittadini. Negli anni se ne sono susseguite altre cadute nel vuoto». Da qui l’appello per un’immediata messa in sicurezza.
«Come previsto dalla delibera regionale 102 del ‘97 – spiegano – oltre al decreto legge 152 del 2006 (integrato nel 2008), che impone, nell’impossibilità di ascrivere la bonifica al responsabile o alla proprietà, la sua esecuzione da parte del Comune (articolo 250), o in alternativa dalla Regione. La procedura, tra l’altro, non necessita del piano di caratterizzazione come invece dichiarato dall’amministrazione comunale, ai sensi dell’allegato 3 del dlg.152/2006». Risposta che i Cinque Stelle rimandano al mittente, «in quanto l’amministrazione per sua stessa ammissione è tenuta per legge ad agire».
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