Italia
Lacrime e silenzio per Giulio
Centinaia di persone al funerale del giovane morto per le conseguenze di un incidente a cavallo
SAN MINIATO. «Un dolore grande. Un angoscia enorme per un ragazzo scomparso nel pieno della vita». Inizia così l’omelia di don Giampiero Taddei, nella piccola chiesa di Cigoli stracolma di gente e di amarezza. Occhi lucidi e sguardi bassi, in un pomeriggio assolato e umido che dà l’ultimo saluto al ventunenne Giulio Dainelli di Ponte a Elsa. L’ultimo abbraccio fra gli amici, i parenti, i tanti conoscenti di una famiglia nota nella zona. Famiglia di agricoltori sapienti e appassionati, di cui Giulio avrebbe voluto portare avanti l’attività.
Poche parole, sguardi che si incrociano appena di fronte ad una scomparsa che non trova ragione. Una semplice passeggiata a cavallo, che di colpo si trasforma in tragedia dopo lunghi giorni di agonia fino alla triste notizia di giovedì mattina. Inutile la corsa in ospedale e i due interventi per provare a correggere un quadro clinico apparso da subito disperato. Gli amici ci pensano e non si danno pace. Preferiscono ricordare il volto solare e sorridente che da sempre era tipico di Giulio. Sono soprattutto loro, infatti, a riempire per primi il piazzale panoramico di fronte alla chiesa di Cigoli. Ci sono gli ex compagni di scuola e gli amici del basket, lo sport che Giulio tanto amava e che aveva deciso di lasciare per dedicarsi all’attività di famiglia, nell’azienda agricola Carpareto a pochi passi da Cigoli.
Il piccolo borgo è già stracolmo di gente quando scoccano le 15, incapace di accogliere il flusso continuo di auto che da San Miniato e da Ponte a Egola continua a risalire la collina. Una folla ordinata, raccolta sotto un sole cocente in attesa della cerimonia religiosa. Una folla che accoglie nel più assoluto silenzio l’arrivo del feretro, insieme alle auto dei familiari e dei parenti. Un silenzio surreale, con il padre Serse che è fra i primi a scendere per portare personalmente il figlio di fronte all’altare. In lacrime la madre Susanna, alla quale si stringono i parenti più stretti. Sopra la bara c’è la casacca bianco-rossa, numero 24, dell’Etrusca basket, la società sanminiatese nella quale Giulio Dainelli aveva militato fin dall’età di 7 anni, dimostrando da subito un talento e una serietà non comuni.
In un attimo la piccola chiesa si riempie completamente, mentre in tanti sono costretti a rimanere all’esterno. «Non c’è risposta a un angoscia così grande, per un ragazzo scomparso in modo drammatico nel pieno della vita», dice don Giampiero Taddei, che cita il Vangelo di Giovanni per dare conforto di fronte al mistero della morte. «In questo momento Giulio è insieme a noi – aggiunge – vede la nostra angoscia e prega per la nostra sofferenza». Le lacrime si confondo al sudore. La bara lascia la chiesa salutata da un lungo e fragoroso applauso che dà il senso di un abbraccio. In tanti si avvicinano ai genitori per un’ultima parola di conforto e di incoraggiamento.
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