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Sul Colle stregati dal didjeridoo suona Jacopo l’aborigeno bianco

Sul Colle stregati dal didjeridoo suona Jacopo l’aborigeno bianco

VOLTERRA. Vibrazioni musicali che stregano. Le senti una volta e profumano di tradizioni millenarie, quelle del mondo Downunder. Quell’Australia che ha negli aborigeni i detentori del segreto di...

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VOLTERRA. Vibrazioni musicali che stregano. Le senti una volta e profumano di tradizioni millenarie, quelle del mondo Downunder. Quell’Australia che ha negli aborigeni i detentori del segreto di questo strumento, il didjeridoo che domani incanterà pure il Colle etrusco.

L’aborigeno bianco nostrano si chiama Jacopo Mattii e dalle 17.30 in poi nello spettacolare punto panoramico della Balze presenterà il suo nuovo progetto Chest factor. Il 35enne è un guru dello strumento a fiato alternativo, uno dei migliori player della scena europea e grazie all’amicizia con i pirotecnico mago della grafica, il volterrano Nico Bruchi sarà domani in quel di Volterra. Si comincia con l’introduzione del progetto e dello strumento musicale tradizionale degli aborigeni, abitanti l'Australia settentrionale.

La datazione delle sue origini non è certa, ma alcuni gruppi di studiosi della cultura aborigena sono stati in grado di stabilire attraverso disegni rupestri scoperti nelle grotte della regione di Kakadu che il suo utilizzo era già comune 1500 anni fa. Jacopo Mattii si è letteralmente innamorato della magia delle sue vibrazioni: alle 19 partirà il suo concerto.

Una sorta di vibrazione-ponte tra l’Alta Valdicecina e l’emisfero australe, da tracannare tutto d’un fiato insieme agli aperitivi express della Vena di Vino (audio a cura di David Dainelli, Accademia musica Volterra).

Nel 2012 Jacopo partecipa con il brano Oniric alla realizzazione della colonna sonora del lungometraggio Caterina madre di Leonardo”, della regista Graziana Forzoni. Ecco che il 34enne racconta uno strumento e una tradizione millenaria attraverso il suo primo album da solista. «Quel suono mi colpisce e mi entra dentro, creando legami emotivi, intimi, onirici tra me e il mio strumento: alla fine l’unica descrizione di tutto questo per me è suonare, vibrare un semplice tronco cavo con al suo interno un mondo e forse anche di più», fa sapere il pisano del didjeridoo».(f.s.)

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