Il Tirreno

Pontedera

Verde giallo fronte mare Ti racconto la contrada

di Andrea Lanini
Verde giallo fronte mare Ti racconto la contrada

Socialità, personaggi, aneddoti e competizione: dal Medioevo ad oggi il balitore Moreno Gazzarri dipana la storia di Porta all’Arco-Sant’Alessandro

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VOLTERRA. La contrada di Porta all’Arco-Sant’Alessandro occupa lo stesso territorio fin dal medioevo. Da sempre, la sua giurisdizione si divide in due zone distinte, una interna al circuito delle mura, l’altra all’esterno. I suoi colori sono il verde e il giallo, e il suo stemma, spiega il balitore (ovvero il governatore, il reggitore, o, alla moderna, il presidente) Moreno Gazzarri, è uno stemma “parlante”, nel senso che «riproduce fedelmente l’elemento più riconoscibile della nostra parte di città, Porta all’Arco, che troneggia al centro delle nostre bandiere». Di quest’arco maestoso, elegante, Gazzarri parla con toni tra affettuosi e riconoscenti. «Si tratta di un monumento importante, non solo per noi volterrani. È la più completa porta etrusca rimasta. Quando Volterra si chiamava ancora Velathri, faceva parte delle mura. Ed è praticamente rimasta tale e quale».

Le contrade di Volterra sono tornate alla luce nel ‘96, con lo scopo di “promuovere, favorire e coordinare attività di rievocazione storica, sociali, culturali, con l'intento di creare occasioni di incontro e di dialogo in spirito di amicizia e solidarietà”. «Oggi sono otto in tutto, in passato erano molte di più. Ci sono stati degli accorpamenti», spiega Gazzarri, «più contrade sono state fuse in un’unica entità. La nostra, per esempio, raggruppa le antiche contrade di Porta all’Arco e di Sant’Alessandro».

Porta all’Arco-Sant’Alessandro «ha una zona che guarda a sud, verso il mare. La parte di Sant’Alessandro invece è quella legata alla chiesa omonima. Il suo borgo era quello del bivacco, degli accampamenti, vi sostavano i viaggiatori che arrivavano da luoghi lontani per commerciare i loro prodotti. Le contrade sono mondi a sé, anche il loro calendario segue un proprio percorso. L’anno contradaiolo inizia e finisce a marzo. Ogni stagione inizia con una cerimonia pubblica nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo dei Priori, alla presenza delle figure istituzionali. È in quel momento che gli otto balitori illustrano le attività della contrada. Il consiglio resta in carica per tre anni, il balitore può essere eletto per due mandati consecutivi. Sei anni in tutto, al massimo».

Alcuni nomi corrispondenti alle cariche della contrada sanno di epoche lontane: camerlengo (tesoriere), vicario (vicepresidente), capitano (curatore della parte agonistica), maestro di campo (responsabile dei cortei). Alcuni sono tornati prepotentemente (purtroppo) alla ribalta negli ultimi anni: per esempio faccendiere (che per i contradaioli è il segretario). Poi c’è l’economo (amministra i beni della contrada, costumi storici compresi). Ci sono anche undici consiglieri. «Faccio vita di contrada da 14 anni», dice il balitore Gazzarri. «Iniziai per curiosità. Poi mi sono fatto prendere. Difficile resistere al richiamo di un gruppo al cui interno si fondono solidarietà, competizione, orgoglio, tradizione, campanilismo, socialità, amicizia, svago. C’è tutto questo, dentro le contrade. Un insieme di sentimenti e sensazioni che ti avvinghia, ti conquista stagione dopo stagione. Tra parentesi, anche Liliana, la mia signora, si è lasciata conquistare: è il nostro economo».

La competizione a Volterra di certo non manca. C’è il famoso Palio del Cero ai primi di giugno. C’è il Palio del Cacio a ottobre. E subito prima del Cero, c’è “Ut armentur balistari”, la sfida riservata ai migliori balestrieri. «Quest’anno al Palio del Cero ha vinto Sant’Agnolo», chiosa Gazzarri con un velo di malinconia. «La sentiamo molto, questa gara, c’è molto agonismo. Tifo e polemiche, sempre, com’è giusto che sia per una terra che sintetizza alla perfezione gli umori più sanguigni della Toscana. Ogni contrada ha la sua squadra di “tiratori”. La forza c’entra, ma contano anche l’esperienza, la tattica, la resistenza (io sono tra i balitori che, a spese della contrada, richiedono a tutti i tiratori un certificato agonistico). Ogni squadra è composta da sei uomini e due donne».

E non manca il folklore. Ad agosto, come ogni anno, la città si trasforma nel fatato scenario di “Volterra A. D. 1398”, sette giorni dedicati alla rievocazione storica, una delle feste medievali più note e frequentate d'Italia. «Per le otto contrade di Volterra, il migliore dei palcoscenici possibili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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