La manifestazione
«Piani ambiziosi, ma l’Atisale è al collasso»
Dubbi e perplessità del Comitato di Saline: 2 milioni di deficit e la perdita di 80 posti di lavoro in 30 anni
VOLTERRA. I buoni propositi della Regione sul futuro e sulla valorizzazione Atisale non convincono gli attivisti del Comitato per la salvaguarda della Valdicecina.
«Per lo stabilimento di Saline – spiegano – si parla di un piano industriale ambizioso di cui, però, non vi è ancora traccia mentre l’unico dato certo sono i due milioni di deficit annuo, ritenuti ormai insostenibili per Atisale».
Il Comitato si guarda indietro: «Noi al tempo denunciammo subito i rischi per la Salina derivanti dal contratto Eti-Solvay del ’95, ma in quel periodo fu più facile additarci come fascisti: al tempo la Salina occupava oltre 120 persone, adesso dopo 30 anni di promesse e investimenti, rilanci e fantomatiche modernizzazioni siamo arrivati al minimo storico di poco più di 40 lavoratori».
Si spulciano le carte: nel protocollo d’intesa del 26 luglio 2001 tra Regione e Solvay si diceva, per quanto riguarda Eti “è impegnata a consolidare l’attività produttiva della Salina essendo il sito punto importante del piano strategico...”. Sempre in quel documento si parla di “rilancio produttivo e occupazionale”. «E per questo che siamo scettici quando sentiamo dire che la nuova società Salevo intende valorizzare la Salina e mantenere i livelli occupazionali, anche se questo è da sempre il nostro auspicio». Il Comitato guarda pure al discusso Protocollo ponte tra Regione, Comuni e Solvay del 2011: «Un protocollo menzogna – rincarano – che al di là dei facili entusiasmi del Pd, di fatto ha portato ad una riduzione della manodopera dello stabilimento di Rosignano, oltre a quello che dovrà avvenire per riallineare il sito di Rosignano alle esigenze del mercato».
Da Saline si guarda al futuro e si lanciano delle proposte. «Per essere veramente rilanciata “qualitativamente e quantitativamente” la Salina avrebbe bisogno di investimenti cospicui vista la fatiscenza del sito produttivo, speriamo vivamente che gli assessori regionali Simoncini Bramerini e l’assessore comunale Lonzi abbiano avuto rassicurazioni in materia». Il Comitato chiude: «Due milioni di deficit annuo , uno stabilimento a rischio di collasso, costi dell'energia altissimi e manodopera precaria: sono queste le cose che emergono oggi, senza considerare che per l'approvvigionamento della materia prima la nuova società sarebbe vincolata alle sole 150.00 tonnellate annue di salamoia fornite da Solvay sulle basi di quel lontano infame contratto».
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