Il Tirreno

Pontedera

Un esposto contro i troppi distributori

di Sabrina Chiellini
Un esposto contro i troppi distributori

Lungo la superstrada stanno nascendo come funghi. Un imprenditore: «Numerose le anomalie, la Regione intervenga»

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PONTEDERA. Scoppia il caso-distributori lungo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. In poco tempo le aree di servizio si sono moltiplicate, tanto che in circa cento chilometri di strada ci sono dodici distributori già in attività, due in costruzione e vicini all’apertura (nel comune di Pontedera) e due autorizzati ma ancora da realizzate nel comune di Collesalvetti. Distributori che spuntano con grande rapidità e che - in alcuni casi sono piuttosto evidenti - fanno nascere molti dubbi rispetto alle distanze di sicurezza che un’area di servizio deve avere dallo svincolo più vicino. A sollevare pubblicamente il caso è un’azienda di Pontedera, che per riuscire ad aprire un nuovo impianto vicino a Pontedera, lungo la superstrada in direzione di Pisa, si è scontrata con il muro della burocrazia e ha percorso la strada del ricorso al Tar.

Il tribunale amministrativo regionale ha dato ragione alla società pontederese e ha riaperto il procedimento per il rilascio delle concessioni. Ma dopo la sentenza si sono moltiplicate le anomalie, «in spregio al codice della strada e a danno della sicurezza stradale» sostiene, carte alla mano, l’imprenditore in questione, il quale sta preparando un esposto alla Regione Toscana sperando che da Firenze facciano la loro parte.

«Sulla natura tecnico-giuridica della strada – afferma – non ci sono dubbi. La Fi-Pi-Li, viste le sue attuali caratteristiche tecniche, strutturali e funzionali, è una strada extraurbana principale di tipo "B" ai sensi del decreto legislativo 285/92 e del regolamento di esecuzione del nuovo codice della strada, e recepita come tale negli strumenti urbanistici regionali, provinciali e comunali».

La Regione Toscana ha quindi qualificato la Sgc strada extraurbana principale di tipo “B” ai sensi del codice della strada con atti emanati dal 2005 ad oggi.

«È evidente – fa notare l’imprenditore – che per l'apertura di nuovi accessi carrabili si debba rispettare una distanza di almeno 1.000 metri dagli svincoli».

Facendo mente locale rispetto ai nuovi impianti in costruzione si capisce subito che qualcosa non torna. Sulle distanze, evidentemente, «qualcuno pensa di usare criteri di discrezionalità – aggiungono dall’azienda –. A noi per l’impianto di Pontedera avevano chiesto oltre mille metri di distanza, tanto che siamo stati costretti a ricorrere al Tar. Ora non viene usato lo stesso criterio violando, a nostro parere, la legge». La sentenza del Tar, la 216 del 2011,mette alcuni punti fermi. «Ogni procedimento per il rilascio di nuove licenze per aree di servizio doveva basarsi quantomeno sul rispetto del quadro tecnico previsto per le strade extraurbane principali – ribadisce l’imprenditore – in quanto lo studio fatto realizzare in precedenza dalla Regione era stato annullato, ma ai fini di un riesame che avrebbe dovuto specificare, ma non è stato fatto, gli aspetti che inducevano ad adottare criteri più rigorosi dei 1.000 metri previsti».

Invece ora «stanno nascendo distributori di carburante come funghi poiché qualcuno, in base a disposizioni Anas del 1993 ( 20 anni fa! ), peraltro di natura transitorie in attesa del completamento dell’arteria, ritiene la superstrada una strada extraurbana secondaria...».

Gli enti preposti stanno autorizzando «accessi a distributori di carburante in violazione delle norme del codice della strada, degli atti di pianificazione regionali a carattere vincolante, nonché dei principi di tutela esposti dalla Regione che si era preoccupata, solo per ragioni imprescindibili di sicurezza della circolazione stradale, di adottare uno studio per l'individuazione dei tratti idonei a realizzare impianti che imponeva addirittura distanze ancora più prescrittive delle autostrade».

Qualcosa, a cominciare sui conti delle distanze, non torna. L’imprenditore chiede di fare chiarezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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