Sicurezza
A bilancio 2,2 milioni di utile «Ma i numeri non contano più»
VOLTERRA. Due milioni di utili nei forzieri della Cassa di risparmio di Volterra. Sono il frutto dell’attività dello scorso anno, fotografata nel bilancio d’esercizio. Eppure il presidente della...
VOLTERRA. Due milioni di utili nei forzieri della Cassa di risparmio di Volterra. Sono il frutto dell’attività dello scorso anno, fotografata nel bilancio d’esercizio. Eppure il presidente della banca Giovanni Manghetti invita a gettare lo sguardo oltre le cifre. «Si deve ragionare in termini di ciclo – dice – e smetterla di analizzare i bilanci di un singolo esercizio in un contesto di crisi generale com’è quello attuale».
La tesi di Manghetti è al centro del suo intervento di questa mattina a Parigi dove si confronterà con i colleghi europei, in rappresentanza delle casse di risparmio italiane. «Questa crisi non si può affrontare solo da un angolo, ma nelle sue diverse componenti: economica, sociale e di valori». Dalla sua porta i numeri di una Cassa che opera in un contesto dove gli effetti del ciclo economico si fanno sentire. «Abbiamo chiuso il 2012 con un utile di 2,2 milioni di euro, ma non serve a nulla guardare a questo esercizio e non proiettarsi a vedere le aspettative al 2015». Comunque, la raccolta diretta è cresciuta del 7,9% rispetto al 2011, attestandosi a 1.831 milioni di euro. Gli impieghi sono calati del -3,9%, scendendo a 1.633 milioni di euro. «I margini con questa crisi non contano più – sostiene il presidente Crv –. La crisi è ancora seria, basta guardare al commercio e all’edilizia».
Non entra nei dettagli del bilancio 2012 Manghetti ma non nasconde il ruolo giocato dai titoli di Stato. «Le banche devono preoccuparsi di fidelizzare sempre più la clientela perché verrà un giorno in cui saremo chiamati a restituire i soldi alla Bce, che nel 2011 sono stati distribuiti a tutte le banche italiane in crisi di liquidità – dice –. Servono un rapporto forte con i risparmiatori e una politica attenta e qualificata del credito».
A fronte degli impieghi in flessione, ovvero i prestiti alla clientela la prospettiva si allarga. «Di fronte all’accusa mossa alle banche: perché non date credito? Si deve distinguere tra una domanda di esercizio e una per investimenti – spiega –. Quest’ultima non c’è, nonostante il tasso reale sia più basso di quello che si ha nei cicli positivi: si tratta di tassi inferiori al 2% per prestiti a dieci anni». E aggiunge: «Le aspettative negative non portano gli imprenditori ad affrontare neppure un rischio così basso». Dalle imprese alle banche si chiede credito di esercizio, «quello che serve per pagare le fatture scadute e i salari».
A Parigi il presidente Crv Giovanni Manghetti sosterrà la necessità di dialogo tra istituzioni, sistema bancario e mondo imprenditoriale «per un nuovo rapporto con l’economia e la società, per far prevalere il bene comune». E a proposito della stretta creditizia avanza una richiesta alle istituzioni. «Sul credito di esercizio è necessario che il governo preveda la possibilità per gl istituti di credito di portare le perdite a bilancio in un solo esercizio, mentre oggi devono essere ammortizzate in 18 annualità – conclude –. Un meccanismo che deve applicarsi anche agli anticipi salvo buon fine che le imprese chiedono alle banche».
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