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Sfida della fusione in Alta Valdera

Sfida della fusione in Alta Valdera

Capannoli, Peccioli e Palaia avviano il processo per unirsi e coinvolgere i cittadini nel referendum

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PECCIOLI. La vera sfida di fine legislatura per i Comuni di Capannoli, Peccioli e Palaia si chiama fusione. Questi tre Comuni, dopo incontri e “trattative” con i fratelli del Polo dell’Alta Valdera, hanno deciso di avviare il processo di fusione coinvolgendo i cittadini attraverso il referendum previsto per l’inizio del mese di ottobre.

I sindaci Filippo Fatticcioni, Silvano Crecchi e Alberto Falchi hanno dunque deciso di salire su un treno diverso da quello su cui restano Chianni, Lajatico e Terricciola. Hanno scritto ai consiglieri regionali di zona Ivan Ferrucci e Pier Paolo Tognocchi chiedendo loro di presentare una proposta di legge regionale per l’istituzione del Comune “Alta Valdera” - questo il nome propoposto per il nuovo ente da 16mila abitanti. Nel corso di una conferenza stampa i tre sindaci hanno illustrato il percorso intrapreso.

«Saranno i cittadini a valutare e decidere sulla proposta di fusione con un referendum che si svolgerà agli inizi di ottobre a seguito di una campagna di informazione e partecipazione fatta di assemblee pubbliche e di distribuzione di materiale informativo. Si tratta di tre realtà che ormai da 15 anni hanno dato vita a percorsi sempre più integrati di collaborazione per la gestione congiunta di funzioni e servizi dapprima con il consorzio Alta Valdera e poi all’interno dell’Unione dei comuni della Valdera», è stato più volte ricordato. Ora si tratta di fare un altro passo in avanti. Secondo i tre sindaci la fusione «rappresenterebbe una storica auto riforma istituzionale dal basso capace di portare una serie di vantaggi per il governo e la promozione dello sviluppo dei nostri territori. Innanzitutto – è stato spiegato – sotto il profilo economico ed amministrativo». Il primo aspetto è quello delle maggiori entrate dalla Regione e dallo Stato erogate ai Comuni che si fondono spontaneamente. Il nuovo Comune avrebbe 11 milioni di euro circa in 10 anni, una somma considerevole che potrebbe esser destinata «a ridurre la tassazione locale, abbassare, ed uniformare le tariffe, ampliare i servizi e realizzare alcune opere strategiche attese da anni».

Il nuovo Comune sarebbe, inoltre, fuori dai vincoli del patto di stabilità che imbrigliano gli enti locali. «Per 3 anni potremmo così essere in grado di investire sul territorio realizzando le opere pubbliche già programmate e finanziate azionando e creando nuovi posti di lavoro».

I sindaci assicurano che il riordino e la semplificazione istituzionale della rappresentanza politica e la razionalizzazione della struttura burocratica non faranno perdere l’identità storica dei singoli campanili e non allontaneranno l’erogazione dei servizi al cittadino nei singoli territori con il mantenimento del presidio dei tre Municipi attuali dove rimangono gli sportelli comunali. Da non sottovalutare il maggior peso istituzionale che un Comune di 16.000 abitanti avrebbe «nel sistema e nei rapporti con le istituzioni sovraordinate nondimeno che all’interno delle società di gestione dei servizi pubblici locali». Il progetto passerà ora dai tre consigli comunali (probabilmente convocati nella stessa sede) e prevede il coinvolgimento di tutte le forze politiche. Alla conferenza stampa era presente anche la consigliera comunale di Peccioli, Martina Mengono, capogruppo dell’opposizione. «È un progetto che condividiamo – ha detto – sarà importante la campagna di informazione che verrà fatta per coinvolgere i cittadini. Ci piace inoltre l’idea di partecipare alla stesura dello statuto che potrà definire meglio il ruolo delle municipalità e tanti altri aspetti del nuovo ente».(s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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