Il Tirreno

Pontedera

Alla stazione tutto il quartiere si fa palcoscenico

di Andrea Lanini
Alla stazione tutto il quartiere si fa palcoscenico

Progetto del Comune e della Fondazione Pontedera teatro All’ex fabbrica Crastan dal 7 al 9 gli abitanti fanno gli attori

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PONTEDERA. Anche la conferenza di presentazione diventa uno spettacolo. Le luci della sala consiliare si abbassano, sul grande telo bianco iniziano a scorrere immagini (la Crastan, ex fabbrica dalle tante finestre che sembrano pupille spalancate; un signore di spalle che attende il suo treno; il terrazzo di Flora la sarta, dolce vedetta, che cuce alla finestra e da lassù osserva tutto il quartiere, le sue grandi piazze, le sue lente metamorfosi).

Irene fa cantare la sua chitarra portoghese, mentre le altre attrici-collaboratrici di Anna Stigsgaard, artefice prima dello spettacolo e dell'intera avventura, chiamano a raccolta gli innumerevoli bandoli di questa lussureggiante matassa a suon di “c'era una volta”. C'era una volta i panni che puzzavano di cicoria. C'era una volta la sala d'attesa di prima e seconda classe. C'era una volta un lago dove ora c'è la Coop. C'era una volta il primo negozio aperto da un senegalese in via Carducci. E poi il campo di calcio dove ora c'è il parcheggio, e i canti delle “fabbri'ine”, e la galleria Bizacuma. Scampoli di memoria che s'intrecciano, si intersecano, si avvinghiano. Memoria, ma anche presente, perché le tracce di quel che è passato ci sono ancora. Ciò che emerge è un intera fetta di città che, grazie al teatro, chiede (e merita) di essere guardata con occhi nuovi. La Stazione, luogo-metafora che presta il suo nome a questo progetto fortemente voluto dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione Pontedera Teatro. Frontiera pulsante, laboratorio di integrazione. Con quei lunghi binari a indicare la necessità di tracciare ponti, e la giusta direzione. Al debutto manca poco: il 7 giugno, alle 21.30, nel grande piazzale dell'ex fabbrica “Crastan”, la prima. Poi due repliche a ruota, stessa ora e stesso posto, l'8 e 9 giugno. L'ingresso è gratuito, ma è necessaria la prenotazione, perché i posti sono limitati: per fissare il proprio biglietto, si può telefonare allo 0587 55720 (o 57034) il 6 e 7 giugno, dalle 17 alle 19, o lo si può ritirare direttamente, negli stessi giorni e nelle stesse ore, all'Arci Valdera di via Carducci. «Lo spettacolo ha come protagonisti gli abitanti, le associazioni, le scuole del quartiere», spiega Anna Stigsgaard, regista-locomotiva che dopo mesi di interviste, prove, incontri, concertazioni, mediazioni, si appresta ad accompagnare a destinazione questo suo coloratissimo convoglio. «C'è come una sconnessione tra passato e presente, alla stazione. Chi abita lì da una vita, non sa nulla dei nuovi arrivati, i quali non sanno nulla della storia di questo luogo. Allora abbiamo pensato che attraverso il teatro, la drammaturgia, si poteva creare un territorio condiviso in cui tentare una connessione, un dialogo. Il teatro, per me, è un posto in cui le persone possono incontrarsi liberandosi dei pregiudizi della vita quotidiana. Abbiamo visto accadere cose meravigliose. Gente che prima si ignorava, ora si parla. Una per tutte: Flora, la sarta, ottant'anni, ignorava che alla stazione ci fosse un Centro che accoglie le badanti. Ce l'abbiamo portata, le abbiamo fatto ascoltare il nostro coro georgiano - Nina, Lali, Arabidze, Busydan, Lela, che durante gli spettacoli alla Crastan dismetteranno il loro ruolo di “badanti” per trasformarsi in un fantastico coro polifonico. Adesso sono amiche, alle prove chiacchierano e ridono e si raccontano». “Lo spettacolo frutto del progetto “La Stazione” avrà come protagonisti gli abitanti, le associazioni e le scuole del quartiere. Sarà un ritratto teatrale delle sue storie, degli odori, colori ed immagini che ogni giorno lo popolano e che l'hanno attraversato nel tempo”, si legge su www.progettolastazione.com, spazio virtuale dai bellissimi testi, dalle bellissime foto (di Simone Rocchi). Anna e le sue collaboratrici, Silvia Tufano, Alice Casarosa, Sara Zanella, Irene Rametta, Alice Maestroni (già protagoniste di “Lisboa”), e Daniela Di Tommaso, organizzatrice del progetto, assieme agli studenti della quarta B del liceo linguistico “Montale” («Anche loro dedicavano un progetto alla stazione: abbiamo deciso di unire le forze»), hanno intervistato decine e decine di persone, lasciandosi guidare dalla tesi che «la storia di un quartiere è la storia della gente che lo abita». Poi «abbiamo coinvolto Michele Santeramo, giovane drammaturgo del Teatro Minimo, chiedendogli di lavorare coi ragazzi del “Montale” per rielaborare il materiale. Quel loro lavoro a più mani è diventato l'ossatura dello spettacolo». Ecco, dice la regista, «con questo lavoro, vorrei trasmettere la possibilità di un cambio di percezione della realtà, che di solito è così pre-decisa, così scontata. Pensi alle badanti, e le immagini in base a ciò che hai sentito su di loro. E di colpo sei costretto a cancellare tutto questo, perché ti trovi sul palco cinque signore eleganti che eseguono difficili polifonie vocali e col loro canto ti toccano l'anima. Lo stesso vale per tutti gli altri, qualsiasi sia la parte del mondo da cui provengono. Dopo, all'uscita da quell'ex fabbrica di nuovo aperta, tutto sarà diverso, più facile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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