Attenzione
Vince la rivolta di piazza contro le nuove tasse
Anche nel 1751 le imposte facevano infuriare. San Bartolomeo a Paterno ha rievocato la protesta per l’avvio dei lavori dell’Antifosso sull’Usciana
CASTELFRANCO DI SOTTO. Le tasse fanno infuriare oggi come due secoli e mezzo fa. Il tema scelto da San Bartolomeo a Paterno per la sfilata storica del Palio dei barchini ha resistito all’incedere della storia. Nel 1751, i cittadini si ribellarono ai nuovi tributi chiesti in seguito alla costruzione dell’Antifosso dell’Usciana. Proprio come succede ai nostri tempi, con famiglie e imprese tartassate continuamente dalle imposte. Ed è stata forse anche questa assonanza tra epoche ad aver convinto i giudici, che hanno decretato i rossoblù del presidente Maurizio Quintini vincitori della rappresentazione storica.
Il corteo, partito dal ponte sull’Arno, è stato aperto ieri mattina dal vice sindaco Gabriele Toti e dai rappresentanti delle associazioni di volontariato. In piazza Garibaldi, sul palco di Radio Bruno, Maurizio e Benedetta Bolognesi hanno commentato per il pubblico il passaggio dei vari gruppi.
I primi a sfilare sono stati i contradaioli di San Martino in Catiana, che quest’anno si sono esibiti nella tosatura delle pecore e nella tessitura della lana nell’ovile del Vanni all’inizio del Novecento. Il primo carro riproduceva l’ovile coi pastori dediti alla tosatura e alla produzione del formaggio; a seguire, un gruppo di figuranti vestiti secondo la moda dell’inizio del ventesimo secolo che distribuivano agli spettatori i prodotti tipici dell’ovile esposti in bella vista su un carrello; infine, il secondo carro con le varie fasi della lavorazione della lana.
I rossoblù di San Bartolomeo a Paterno, invece, hanno scelto di affondare ancora di più tra le radici della storia e si sono ispirati al 1751, anno in cui fu eseguito lo scavo dell’Antifosso dell’Usciana. Ecco, quindi, il podestà di Castelfranco che dà l’annuncio dell’inizio dei lavori e l’avvio dell’arruolamento dei lavoratori. La piccola folla che ascolta il podestà è divisa in due fazioni: da un parte il popolo che chiede lavoro, dall’altra i proprietari terrieri che protestano per l’arrivo di nuove tasse. Un carro riproduceva una porzione del fosso in questione e nella scena rappresentata si vedevano alcuni lavoratori che trovano un forziere e che sono poi costretti a consegnarlo alle guardie imperiali.
Il flagello della “spagnola” è stato quindi il tema scelto dai bianco-celesti di San Pietro a Vigesimo guidati da Kety Toni e Paola Nacci. La più grave forma di pandemia della storia dell’umanità interessò tragicamente anche Castelfranco di Sotto e le zone limitrofe, al ritorno dei soldati dalla Prima Guerra Mondiale. Nel quadro sviluppato dai contradaioli era possibile vedere come negli ospedali si curavano i malati e come alcune famiglie soffrivano il lutto dei propri cari che non ce l’avevano fatta.
Decisamente più allegra e spensierata la sfilata allestita dai gialloneri di San Michele in Caprugnana, il cui responsabile è Gabriele Manfredini. Al centro il “Cantar Maggio”, sinonimo di grande festa popolare, in onore appunto del mese di maggio, portatore di speranza di buoni raccolti. In tale occasione, i ragazzi componevano serenate d’ammirazione per le fanciulle più avvenenti del paese e gli innamorati cercavano in questo modo di far capire quale fosse il loro sentimento. È stata proprio questa la scena rappresentata, con l’amata che esce sul balcone come in una favola ma con la madre che dopo pochi minuti la sorprende e la obbliga a tornare in casa.
Un premio anche al suonatore di fisarmonica di San Michele, Rocco Fasano, giudicato il miglior personaggio.
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