Il Tirreno

Pontedera

Vince la rivolta di piazza contro le nuove tasse

di Cristiano Marcacci
Vince la rivolta di piazza contro le nuove tasse

Anche nel 1751 le imposte facevano infuriare. San Bartolomeo a Paterno ha rievocato la protesta per l’avvio dei lavori dell’Antifosso sull’Usciana

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Le tasse fanno infuriare oggi come due secoli e mezzo fa. Il tema scelto da San Bartolomeo a Paterno per la sfilata storica del Palio dei barchini ha resistito all’incedere della storia. Nel 1751, i cittadini si ribellarono ai nuovi tributi chiesti in seguito alla costruzione dell’Antifosso dell’Usciana. Proprio come succede ai nostri tempi, con famiglie e imprese tartassate continuamente dalle imposte. Ed è stata forse anche questa assonanza tra epoche ad aver convinto i giudici, che hanno decretato i rossoblù del presidente Maurizio Quintini vincitori della rappresentazione storica.

Il corteo, partito dal ponte sull’Arno, è stato aperto ieri mattina dal vice sindaco Gabriele Toti e dai rappresentanti delle associazioni di volontariato. In piazza Garibaldi, sul palco di Radio Bruno, Maurizio e Benedetta Bolognesi hanno commentato per il pubblico il passaggio dei vari gruppi.

I primi a sfilare sono stati i contradaioli di San Martino in Catiana, che quest’anno si sono esibiti nella tosatura delle pecore e nella tessitura della lana nell’ovile del Vanni all’inizio del Novecento. Il primo carro riproduceva l’ovile coi pastori dediti alla tosatura e alla produzione del formaggio; a seguire, un gruppo di figuranti vestiti secondo la moda dell’inizio del ventesimo secolo che distribuivano agli spettatori i prodotti tipici dell’ovile esposti in bella vista su un carrello; infine, il secondo carro con le varie fasi della lavorazione della lana.

I rossoblù di San Bartolomeo a Paterno, invece, hanno scelto di affondare ancora di più tra le radici della storia e si sono ispirati al 1751, anno in cui fu eseguito lo scavo dell’Antifosso dell’Usciana. Ecco, quindi, il podestà di Castelfranco che dà l’annuncio dell’inizio dei lavori e l’avvio dell’arruolamento dei lavoratori. La piccola folla che ascolta il podestà è divisa in due fazioni: da un parte il popolo che chiede lavoro, dall’altra i proprietari terrieri che protestano per l’arrivo di nuove tasse. Un carro riproduceva una porzione del fosso in questione e nella scena rappresentata si vedevano alcuni lavoratori che trovano un forziere e che sono poi costretti a consegnarlo alle guardie imperiali.

Il flagello della “spagnola” è stato quindi il tema scelto dai bianco-celesti di San Pietro a Vigesimo guidati da Kety Toni e Paola Nacci. La più grave forma di pandemia della storia dell’umanità interessò tragicamente anche Castelfranco di Sotto e le zone limitrofe, al ritorno dei soldati dalla Prima Guerra Mondiale. Nel quadro sviluppato dai contradaioli era possibile vedere come negli ospedali si curavano i malati e come alcune famiglie soffrivano il lutto dei propri cari che non ce l’avevano fatta.

Decisamente più allegra e spensierata la sfilata allestita dai gialloneri di San Michele in Caprugnana, il cui responsabile è Gabriele Manfredini. Al centro il “Cantar Maggio”, sinonimo di grande festa popolare, in onore appunto del mese di maggio, portatore di speranza di buoni raccolti. In tale occasione, i ragazzi componevano serenate d’ammirazione per le fanciulle più avvenenti del paese e gli innamorati cercavano in questo modo di far capire quale fosse il loro sentimento. È stata proprio questa la scena rappresentata, con l’amata che esce sul balcone come in una favola ma con la madre che dopo pochi minuti la sorprende e la obbliga a tornare in casa.

Un premio anche al suonatore di fisarmonica di San Michele, Rocco Fasano, giudicato il miglior personaggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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