Il Tirreno

Pontedera

Risarciti con 100mila euro per le cure errate al figlio

Risarciti con 100mila euro per le cure errate al figlio

Genitori vincono la causa con l’Asl dopo un caso di tigna alla testa sottovalutato I medici assolti in appello per prescrizione, ma sono rimasti i danni a livello civile

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CRESPINA. Genitori e bimbo, vittima di una calvario medico, sono stati risarciti con 105mila euro da Asl di Pisa e Meyer di Firenze, per i danni provocati nel corso di una serie interventi e medicazioni minati, secondo i giudici, da una diagnosi mancata e da cure sbagliate.

La famiglia vive a Crespina e il piccolo protagonista del caso tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, all’età di 5 anni, fu contagiato da una grave forma di tigna al cuoio capelluto presa da un coniglio nano che gli era stato regalato e che morì dopo poco.

A livello penale in primo grado il giudice di Pontedera aveva condannato il 25 maggio 2011 a 2 mesi per lesioni colpose, con postumi permanenti, il primario di pediatria dell’ospedale Lotti, Amerigo Celandroni, 63 anni, di Calci, con studio privato a Pisa e Maurizio De Martino, 65 anni, di Firenze, nel ruolo di responsabile del reparto pediatrico malattie infettive dell'ospedale fiorentino. Il giudice, con la sospensione della pena, aveva anche disposto un risarcimento del danno. In appello i due medici il 24 settembre 2012 ottennero un’assoluzione con la formula del non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Restò in piedi il risarcimento civile alla parte offesa, rappresentata dai due genitori.

In questi mesi sono iniziate le dispute legali su un altro piano, quello tra la famiglia, il dottor Celandroni, l’assicurazione e l’Asl.

Alla base del contenzioso c’era la decisione della Carige Assicurazione Spa di non liquidare la quota parte pari al 50 per cento a carico dell’azienda sanitaria a favore della famiglia del bimbo.

Con la sentenza della prescrizione la Carige aveva archiviato il sinistro. E su questo aspetto si è scatenata l’Asl. Intanto, la famiglia ha avviato una procedura di pignoramento ai danni del primario Celandroni - poi bloccata dal suo legale – che si trovava nella condizione di non godere di alcuna copertura assicurativa.

Inutili i solleciti e le minacce di cause civili avanzati dall’Asl contro la Carige Assicurazioni per pretendere il saldo del dovuto. In gergo tecnico l’assicurazione doveva manlevare il dottor Celandroni dalla richiesta risarcitoria accolta sia dal giudicie di Pontedera che da quelli del secondog rado. Quei 52mila euro la società non li voleva, né li vuole sborsare. E allora ha deciso di tirarli fuori l’azienda sanitaria, salvo poi rivalersi sul primario, per tutelare in questa fase il suo dipendente. La famiglia viena pagata e parte anche la causa alla Carige Assicurazioni che, secondo l’Asl, avrebbe dovuto risarcire i genitori e il bimbo curato male.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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