Il dolore
Quel messaggio scritto in chiesa
Un anonimo: «Signore, ti prego: stai vicino ai nostri ragazzi»
ZAMBRA. Il libro dei messaggi a Dio è appoggiato su un leggìo all’ingresso della chiesa di Zambra. Sono molte le preghiere scritte per chiedere la guarigione di malattie o la soluzione di problemi personali delle famiglie del paese. Ma ieri, l’ultimo messaggio era di altra natura: «Signore ti prego, stai vicino ai nostri ragazzi e fa che tornino presto a ridere con tutti noi. Io credo in te!!! Forza bimbi, via aspettiamo qua». Nessuna firma. Non ce n’è bisogno. E’ il paese che chiede il ritorno a casa dei quattro ragazzi investiti ieri mattina dal suv guidato da un uomo di Zambra che tutti conoscono e che reputano una brava persona. Gli abitanti della frazione ieri si sono riuniti in preghiera nella chiesa di Santa Maria e San’Jacopo, dov’erano invece in programma lezioni di catechismo, ma che sono state annullate, per stare vicini ai “bimbi”, come chiamano da queste parti gli sfortunati studenti. Un rito collettivo anche per far sentire il calore di un’intera comunità alle famiglie dei giovani falciati dal fuoristrada. Un modo per dire «siamo con voi», sapendo che su quel marciapiede stretto fra l’asfalto e il muretto di recinzione, alla fermata dell’autobus poteva esserci chiunque.
Via Cammeo, del resto, è l’arteria maledetta dove ci sono stati incidenti gravi, alcuni mortali. Poco più avanti c’è una casa con un cortile, chiuso da un cancello.
La donna che si affaccia alla porta d’ingresso è chiara: «Abbiamo rifatto il cancello due volte negli ultimi mesi proprio per incidenti con auto che l’hanno sfondato letteralmente». Dall’altra parte di via Cammeo c’è il circolo Arci, di cui è socio l’uomo che era alla guida del suv che ha investito i ragazzi.
«Siamo cresciuti insieme – dice il barista, Daniele Conti – e lo vedo spesso. E’ un amico, stimato da tutti. Il suo è stato un incidente dovuto a un malore, ma questa strada è molto trafficata e d’incidenti ne succedono spesso».
E anche lui, come gli altri, punta il dito sulle cose da fare, per accrescere la sicurezza.
«Forse la soluzione è che si riduca il traffico o che si trovino sistemi per ridurre la velocità e mettere in sicurezza i pedoni. Ma è chiaro che con molte auto in transito, il rischio di problemi aumenta».
Una strada pericolosa alla quale si affaccia la chiesa che i ragazzi investiti frequentano e dove sono molto conosciuti. Uno di questi, il sedicenne le cui condizioni sono definite gravi dai medici, ha l’abitudine di giocare a carte con tre anziani nella saletta del circolo dei tennis La Torre, situato proprio dietro alla sede della parrocchia.
Luciano, uno dei tre uomini anziani trattiene la commozione. Abita proprio alla fermata dell’autobus dove il giovane è stato investito.
«Si siede sempre qui – dice indicando una sedia – Giochiamo a carte, scherziamo e ci prendiamo in giro. E’ un bravo bimbo, forte e simpatico. Speriamo torni presto con noi».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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