Il dolore
«Qualcuno renda più sicura la via»
La lettera di una ragazza: «Vivere a Zambra? Una penitenza Case a ridosso della strada e la fermata del bus è... un palo»
ZAMBRA. Una frazione costretta a convivere con il pericolo. Di sicurezza, in quel tratto di strada che attraversa l’abitato di una delle 23 frazioni cascinesi, si parla da tempo. Da troppo tempo. E l’incidente di ieri mattina sembra aver avuto lo stesso effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso. Un po’ per la gravità dell’incidente, che vede lottare, tra la vita e la morte, quattro giovani ragazzi. Un po’ perché i protagonisti sono tutti del posto, conosciuti da tutti.
Arianna Cimino è una ragazza di 28 anni, che ieri - come tante altre volte - ha preso il bus che porta verso Pisa, proprio in quel tratto di strada.
Conosce bene i mali della sua frazione. E ha sentito il dovere di raccontarli. Per filo e per segno. In quel punto, lungo il marciapiede, sono stati installati paletti in ferro a protezione dei pedoni. «Si ma ogni due giorni vengono abbattuti – dice la ragazza – perché capitano molto spesso incidenti, con auto che sbandano e salgono sui marciapiedi».
Poi attacca: «Vivere a Zambra – dice – è già una penitenza. Se a questo si aggiunge il tributo umano e materiale che ciclicamente ci viene imposto, diventa davvero troppo. Vivo a Zambra da 15. Prendo il pullman abitualmente, ah, che fortuna, proprio davanti a casa. Quando dico "davanti" intendo "davanti". La casa, non soltanto la mia, tutte le case di Zambra, è a ridosso della strada, e quella che chiamano fermata è in realtà un palo del Cpt conficcato in quello che chiamano marciapiede: troppo stretto per far passare contemporaneamente due pedoni, così di solito quello dei due che - per galanteria o fretta o altro - decide di cedere il passo all'altro, ha soltanto due opzioni: spiaccicarsi contro il muro e aspettare, oppure passare dalla strada percorsa dalle auto».
Una strada molto trafficata, da gente che, ad esempio, è diretta al l'Ipercoop di Navacchio.
«La mia – porsegue Arianna – non è una vecchissima e tritissima polemica sul fatto che in un centro abitato si debba regolare la velocità. Certo, c'è anche quello. Ma la storia ci insegna che si può perdere il controllo dell'auto per un milione di ragioni diverse. Ovviamente mi auguro che, da oggi in poi, dove non arriva la coscienza personale del conducente (troppo ingenuo per sapere che le case accanto a cui sfreccia sono abitate? Che sui marciapiedi camminano persone vere? Che la strada è bagnata perché ha piovuto tutta la notte?) arriverà l'autovelox».
Non è l’unica richiesta che fa Arianna ma che a decine di suoi concittadini condividono.
«Quello che chiedo, da abituée del Treccolli&Company – continua – è che il Cpt, il Comune e le autorità di competenza si adoperino per dare alla fermata l'aspetto di una fermata. Non chiedo una panchina, figuriamoci, o un distributore di merendine. Ma, per cominciare, anche una semplice struttura a protezione andrebbe bene. Probabilmente nemmeno un bunker avrebbe protetto i ragazzi travolti questa mattina, ma sono sicura che richiamare l'attenzione di un conducente sul fatto che quella è una fermata, un luogo dove le persone si ritrovano e sostano e non un "semplice" marciapiede, sarebbe importante.Da buona ipocondriaca, immagino sempre gravi catastrofi abbattersi su di me o sulla mia famiglia. Ma qui si va oltre l'immaginazione. Farsi male mentre si aspetta il pullman per andare a scuola è qualcosa che non riesco ad accettare, tollerare, giustificare o spiegare. Comunque vada a finire questa storia, e spero bene, anche un graffio sarà stato troppo».
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