Attenzione
«Prima lo schianto, poi le grida d’aiuto»
Il racconto dei momenti successivi all’impatto la rabbia iniziale contro l’automobilista rimasto sotto choc nel Suv
ZAMBRA. «Sono uscita di casa dopo che ho sentito un rumore fortissimo, un boato. Ho pensato a un incidente ma non credevo di trovarmi davanti a una situazione così drammatica. Ho visto uno dei ragazzi feriti, lo conosco. Mi ha subito detto: “Carla, aiutaci”. Mi sono girata e ho visto sul marciapiede gli altri ragazzi feriti. Abbiamo chiamato i soccorsi, uno dei feriti non rispondeva. Sono ancora scioccata, siamo in ansia per le loro condizioni, speriamo che tutto si risolva, da quello che ho visto alcuni erano molto gravi». Carla Cappelli abita al civico 137 di via Cammeo a Zambra. Una strada maledetta, che ha visto un’infinità di incidenti e al centro di mille polemiche sempre legate alla velocità con cui molti percorrono la via che attraversa il paese. È stata Carla, oltre ad alcuni testimoni dell’incidente poi sentiti a lungo dai carabinieri, una delle prime ad aiutare gli studenti e a rendersi conto della gravità della situazione. Sul marciapiede sangue, pezzi venuti già dalla macchina dopo che ha travolto i quattro adolescenti e il segnale che indica la fermata del bus. Scarpe volate via insieme ad un ombrello, un cerchietto per capelli e tanti detriti.
Il rumore causato dall’impatto del Suv con il muro di una casa che si trova a oltre cento metri di distanza dal punto in cui l’automobilista ha travolto i ragazzi ha svegliato tutti gli abitanti della strada, alle 7. Le mani tra i capelli in segno di disperazione, il lamento dei ragazzi: una scena difficile da dimenticare.
In tanti, anche se era presto, sono usciti da casa per rendersi conto di cosa era successo. C’è anche chi si è avvicinato al Suv per inveire contro il conducente ed è stato allontanato dai carabinieri. Tanto che alla fine il personale del 118 di Pisa ha deciso di trasportare l’automobilista, Stefano Ribechini, 48 anni, di Cascina, al pronto soccorso dell’ospedale di Pontedera per evitare situazioni difficili da gestire. La rabbia di chi ha visto i ragazzi travolti come birilli dalla macchina che si è fermata solo dopo lo schianto contro il muro della casa era grande. Poi l’arrivo dei familiari degli studenti che abitano nel paese.
«Dell’incidente non ricordo nulla – si è disperato più volte con i carabinieri e i familiari l’automobilista – mi sono ripreso quando sono arrivate le ambulanze. Ho fatto in tempo a vedere un uomo che correva verso la macchina e mi urlava. Ho visto che lo allontanavano ma non mi sono reso conto di niente». Tra le prime ipotesi c’è quella che l’automobilista, che stava tornando a casa dopo avere accompagnato la figlia all’autobus a Caprona, sia stato colpito da un malore, da un attacco epilettico o sia stato vittima di un colpo di sonno dalle conseguenze terribili. Al Lotti lo hanno sottoposto a una serie di analisi che hanno escluso qualsiasi problema con alcol e droga.
L’uomo, forse dopo un malore, ha perso il controllo della guida e la macchina ha continuato la sua corsa tagliando una rotatoria, travolgendo e abbattendo un muro e schiantandosi sulla facciata di una casa che ha subito pesanti danni. Le crepe sul muro e una stanza dichiarata inabigile dai vigili del fuoco di Cascina la dicono lunga sull’impatto. «Ci siamo svegliati e abbiamo sentito un botto incredibile – dice Antonella Puccinelli, proprietaria dell’abitazione danneggiata. Ho pensato che mia madre fosse caduta in casa, all’inizio non ho capito bene. Poi abbiamo visto la macchina nel giardino e tutte quelle ambulanze. Che disperazione vedere quei ragazzini sulla strada. Siamo rimasti impressionati. L’automobilista, per quanto ne sappiamo, non ricordava niente». Dopo l’urto l’airbag dell’auto si è aperto, per poi sgonfiarsi insanguinato, ennesima dimostrazione del terribile scontro. «Le pareti di casa hanno tremato – continua Puccinelli –il letto dove dorme la mia mamma è stato spostato dalla forza dell’impatto». I rilievi dei carabinieri di Navacchio sono andati avanti per più di due ore, seguiti dai cittadini in ansia per le sorti dei ragazzi e con mille interrogativi sulle cause dell’incidente.
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