Il Tirreno

Pontedera

Furto di benzina dall’oleodotto la banda era di quattro persone

di Pietro Barghigiani
Furto di benzina dall’oleodotto la banda era di quattro persone

Convalidati in carcere gli arresti dei due romeni bloccati in flagranza dai carabinieri a San Miniato Due complici sono riusciti a fuggire. I fermati: «Non abbiamo scavato la terra né bucato il tubo»

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SAN MINIATO. Arresti convalidati e custodia cautelare in carcere per i due romeni arrestati dai carabinieri di San Miniato con l’accusa di tentato furto per aver cercato di saccheggiare l’oleodotto dell’Eni che da Livorno porta combustibile a Prato.

Si tratta di Nicolae Szabo, 43 anni, con numerosi precedenti specifici, e di Iulian Sova, incensurato, quarantenne, entrambi domiciliati nella provincia di Roma.

Comparsi davanti al giudice monocratico del Tribunale di Pisa, Pietro Murano per l’udienza di convalida del fermo, i due hanno ammesso le proprie responsabilità anche se hanno voluto precisare di non aver praticato loro lo scavo del terreno e il foro nella tubazione da cui poi sono fuoriusciti migliaia di litri di benzina.

Uno sversamento doloso che ha causato gravi danni ambientali e forti ritardi sulla linea ferroviaria che ha innescato furibonde polemiche.

Il difensore d’ufficio di Szabo, l’avvocato Massimiliano Calderani ha chiesto i termini a difesa per il suo assistito. Una richiesta a cui si è associato anche il legale dell’altro romeno. Certo il ricorso a riti alternativi, abbreviato o patteggiamento, che saranno formalizzati a metà giugno con la definizione della pena.

Non erano soli. Sova e Szabo hanno voluto spiegare cosa ci facevano alle due di notte nella zona dell’oleodotto.

I carabinieri li hanno fermati con i vestiti infangati e impregnati di carburante. L’altra notte erano in quattro. I due arrestati e altri due compari chiamati per il colpo e che alla vista dei militari sono stati più veloci di Sova e Iulian. Di uno è stato fatto anche il nome.

L’informazione. È stato Szabo a fornire chiarimenti sull’origine del viaggio dalla provincia romana a San Miniato.

«Da tempo ho problemi di lavoro – ha esordito in aula il romeno in un buon italiano –. E allora parlando con un connazionale è venuta fuori questa possibilità. Lui (sono state indicate le generalità, ndr) fa parte di una banda che ruba combustibili negli oleodotti di tutta Italia. Sono sempre in giro per questo tipo di furti. Mi ha detto che a San Miniato c’era un oleodotto. Loro avevano già fatto lo scavo del terreno per almeno un paio di metri e avevano pure messo una specie di rubinetto alla condotta. Solo che il combustibile non era del tipo che a loro serviva in quel momento. E così ha detto a me se volevo provarci visto che era una cosa semplice. È nato tutto così. Quando siamo arrivati in zona ho tolto il rubinetto, ma non sono riuscito a rimetterlo a posto. Ecco perché puzziamo di benzina».

Trasferta con furgone. Iulian ha dichiarato di svolgere la professione di autotrasportatore. Con il suo furgone sono arrivati a San Miniato.

«Eravamo in quattro, ma due sono scappati – ha dichiarato al giudice –. Quando mi è stato proposto questo viaggio sapevo che dietro ci poteva essere qualcosa di illecito. Ma non siamo stati noi a bucare l’oleodotto».

«Incuranti dei danni all’ambiente». Il giudice Murano, nel motivare non solo la convalida del fermo in flagranza di reato, ma la custodia in carcere, ha sottolineato vari aspetti della trasferta dei due romeni.

«Non solo avevano gli abiti impregnati di benzina – ha affermato il giudice – ma erano pure in possesso del materiale utilizzato per forzare l’oleodotto. È stata un’azione preordinata e non estemporanea. Inoltre, si sono dimostrati incuranti del grave danno prodotto all’ambiente pur di perseguire un profitto. E la loro condizione fa supporre che ricorrano abitualmente ad attività illecite per procacciarsi le risorse per vivere». Fino al processo devono restare in carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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