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Caro sindaco, pensa anche a noi

di Paola Silvi
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Santa Maria a Monte: cosa si aspettano dalla prossima amministrazione i diciottenni al loro debutto nel seggio elettorale

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di Paola Silvi

SANTA MARIA A MONTE

Hanno appena compiuto diciotto anni e già si preparano a compiere il primo gesto da maggiorenni. Prima ancora della tanto sospirata patente e del tanto temuto esame di maturità, ci sono le elezioni comunali. Domenica e lunedì si vota a Santa Maria a Monte per scegliere il sindaco ma tra i banchi delle scuole superiori l’appuntamento elettorale sembra lontano. Così come i politici. Pochissimi tra i ragazzi che per la prima volta riceveranno una scheda da mettere in un’urna, conoscono i programmi dei cinque candidati. Però tutti giurano che al seggio ci andranno. «Perché è un dovere».

Chi si è informato lo ha fatto principalmente sul web oppure discutendone in famiglia. Teresa Borriello, fresca fresca di compleanno, 18 candeline spente appena un mese fa, in quinta al professionale, indirizzo moda, parla di responsabilità e oneri civili. «Farò quello che mi è richiesto e spero che la mia preferenza aiuti a cambiare il paese in meglio. A San Donato, dove abito, non manca niente per i giovani ma ci vorrebbe più attenzione verso le tematiche del lavoro. Mi stavo informando proprio in questi giorni e nelle vicinanze non ci sono aziende modellistiche e sono scarse le possibilità di impiego». Più immediato il pensiero del coetaneo Andrea Giannoni. «Mi sono arrivate per posta – dice lo studente dell’Iti Marconi – tutte le notizie utili ma con la politica non vado tanto d’accordo. Le soluzioni a qualsiasi tipo di problema che si presenta sembrano non arrivare mai e va a finire che si spera succeda il male minore». E un pizzico di scetticismo dilaga tra i giovanissimi. «Cosa chiederei al nuovo sindaco? Intanto – continua Andrea – di incominciare a migliorare le piccole cose. Dalla manutenzione delle strade a quella dei giardini pubblici, alla pulizia e all’igiene. E poi mi piacerebbe che nascessero in paese dei punti di ritrovo per noi ragazzi». Nella lista delle richieste immaginarie al primo cittadino, la maggior parte dei neoelettori mette sul primo gradino del podio un luogo attrezzato, funzionale e carino dove potersi incontrare. «Quando vogliamo uscire – ribadisce Benedetta Montecalvo – andiamo sempre a Pontedera. Almeno là c’è il corso, i negozi, le vetrine, la gente che passeggia. Da noi manca uno spazio così. A Montecalvoli c’è un unico bar e non si può certo dire che la zona abbia un aspetto molto giovanile né tantomeno ricettivo o commerciale». Sulla singola scelta non si esprime. Né su che cosa accadrà dal giorno dopo le elezioni in poi. «Non seguo molto la vita politica, me ne intendo poco. Credo però che sia giusto, democratico e corretto andare ad esprimere l’opinione sul futuro di Santa Maria a Monte. Anche se – continua la studentessa in ragioneria – mi piacerebbe che ci fosse un po’ più di partecipazione tra i giovani. Vorrei che i politici trovassero il modo e la maniera di coinvolgere noi ragazzi attivamente, magari trovando argomenti e tematiche che ci riguardano da vicino». Dello stesso parere Virginia Barbini, 18 anni festeggiati il 10 aprile, ad un passo dalla maturità classica. «Mi sembra una strana sensazione poter andare a votare – spiega – ma adempio a questa responsabilità sperando che il nuovo sindaco si preoccupi dei giovani. Metta i ragazzi in cima ai suoi pensieri, perché le idee ci sono ma è sempre più difficile realizzarle. Mi piacerebbe, per esempio, che in paese si organizzasse qualche incontro, si rivitalizzasse il centro, si puntasse sui luoghi di aggregazione e si sviluppasse il teatro. In generale, Santa Maria a Monte è poco vissuta dai diciottenni che sono lontani dalle varie realtà del territorio, dagli aspetti comunali e soprattutto da quelli strettamente amministrativi». E così, con un pizzico d’emozione, Virginia si avvicina al voto, super preparata pure sulla duplice preferenza, quella che stabilisce che sulla scheda l’elettore possa scrivere il nome di due candidati (in precedenza era uno solo) purché rispetti la parità di genere: un voto a un uomo e un voto a una donna. «Questa opportunità però – conclude – mi lascia un po’ perplessa perché mi sembra un modo di banalizzare le quote rose. Ormai non dovrebbe essere più il sesso a fare la differenza. Non è l’obbligo all’alternanza tra un uomo e una donna che favorisce l’uguaglianza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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