Il Tirreno

Pontedera

«Ecco perché i teatri muoiono»

«Ecco perché i teatri muoiono»

Punzo fa una riflessione sulla crisi che attanaglia i luoghi di cultura della zona

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VOLTERRA. Mancanza di lungimiranza. Pochi professionisti all’interno contro un esercito di volontari che fanno del loro meglio, pur sempre improvvisando esperienza e strategia. E soprattuto l’assenza di capacità di comprendere che oggi non si può sopravvivere basandosi su risorse locali, ma bisogna creare luoghi di cultura strutturati che possano accedere a fondi da fuori. Così parlò il padre fondatore della Compagnia della Fortezza di Volterra, Armando Punzo, lui che le dinamiche culturali le conosce bene. Soprattutto quando si deve tirare avanti una esperienza teatrale in carcere, conosciuta a livello mondiale, che fa i conti con un contributo comunale lordo di 12500 euro all’anno. «Tanto prende l’associazione Carte Blanche dal Comune – spiega – dopo 25 anni di Compagnia della Fortezza: se noi come associazione riusciamo a dare e portare avanti posti di lavoro è grazie alle risorse che pendiamo da fuori, partecipando a bandi».

Parla Punzo. E lo fa con cognizione di causa pure quando commenta il grido di aiuto lanciato da Luciano Nesi, presidente dell’Accademia dei Riuniti che amministra lo storico teatro etrusco Persio Flacco. «C’è poco da gioire quando le imprese culturali chiedono aiuto – premette – nel caso specifico c’è una storia, un passato che non si può omettere: noi avevamo fatto molti progetti legati a quel Teatro». Chiuso dall’84 al 1999 per adeguamenti della struttura, infatti, lo storico palazzo Incontri riapre nel 2000 e c’è Armando Punzo e tutta l’associazione a portare avanti le prime tre stagioni artistiche. «Avemmo un grande successo, portammo a Volterra nomi del calibro di Michele Placido, Giuliana DeSio, facevamo laboratori per bambini e spettacoli popolari: provammo a far capire che doveva essere creata una struttura ben organizzata, lungimirante, in grado di accedere anche a fondi da fuori ma l’Accademia ha sempre avuto difficoltà a separare la sfera della proprietà, da quella della gestione artistica, fu un lavoro enorme, ho sempre fatto tutto in maniera gratuita, ma alla fine di tutto fummo allontanati». Cinque i miliardi (soldi pubblici) delle vecchie lire investite per la ristrutturazione del teatro. Un bene di tutti. Ma vietato improvvisare. «Non si capisce che il volontariato è una risorsa preziosissima quando si affianca a una struttura, non quando sostituisce professionisti, altrimenti la barca affonda». Struttura, lungimiranza, progettualità: così le esperienze culturali continuano a sopravvivere. Un po’ come quel progetto di Teatro Stabile in carcere (strumento di formazione per accedere a fondi dal Ministero) per il momento rimasto al palo. «Per riuscire a trovare una soluzione bisognerebbe aprire un confronto serio di idee, altrimenti è impensabile che i luoghi di cultura possano andare avanti, in balia dell’improvvisazione».(francesca suggi)

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