Il Tirreno

Pontedera

«Questa volta non ti scrivo, vengo a trovarti»

di Andrea Lanini
«Questa volta non ti scrivo, vengo a trovarti»

Il viaggio degli alunni di Palaia a Mortizzuolo per conoscere i loro compagni di penna

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PALAIA. A un anno di distanza dalle scosse che la fecero tremare, la terra d'Emilia mostra ancora ferite profonde.

Man mano che i pullman dei bambini dell'istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Palaia si avvicinano a Mirandola, in provincia di Modena, uno dei luoghi più colpiti dal sisma del maggio 2012, gli effetti di quella tragedia iniziano progressivamente a palesarsi.

Al di là degli ampi finestrini su cui tanti piccoli occhi se ne stanno tenacemente incollati, compaiono prima muri sbrecciati, facciate trafitte da crepe, tegole schiantate. Poi tetti franati, capannoni divelti, case rase al suolo (a ricordarne il perimetro, restano solo i nastri bicolore sistemati da chi, da mesi, sta lavorando alla ricostruzione).

Ovunque, i profili degli immobili sono ridisegnati dalla presenza delle opere provvisionali realizzate dai Vigili del Fuoco per mettere in sicurezza ciò che può essere salvato: puntellature e centinature in legno, tirantature con funi d'acciaio, cerchiature di confinamento.

Più ci si avvicina alla meta, Mortizzuolo, piccola frazione di Mirandola, più il paesaggio si punteggia di abitazioni e capannoni diventati di colpo fantasmi. All'interno dei pullman, l'euforia che fino a pochi minuti fa regnava incontrastata lascia il posto a un silenzio rarefatto, stupito.

Anche a distanza di tempo, il contatto ravvicinato col terremoto, con ciò che il suo passaggio ha provocato, incute un timore gelido.

«Guarda quella chiesa... si vede dentro!», dice una voce di bimbo. È vero, si vede dentro: il tetto è scomparso, la luce del sole riverbera direttamente sugli affreschi superstiti, sul marmo dell'altare, sulle panche impolverate.

È sabato, i piccoli studenti di Palaia partono di mattina presto. Sono tanti: dalla classe prima alla classe quinta, la scuola primaria del “Milani” al gran completo.

E sono euforici: a Mortizzuolo, i loro omologhi della scuola primaria “Gianni Rodani”, con cui il “Milani” si è gemellato in nome della solidarietà, li aspettano con trepidazione da settimane.

Da mesi, i due piccoli paesi della Toscana e dell'Emilia sono uniti da una fitta, colorata, gioiosa corrispondenza epistolare.

«Ogni nostro bimbo ha al “Rodari” uno o più compagni di penna. Ogni volta che a scuola arriva il postino con le lettere provenienti da Mortizzuolo, è una festa, un tripudio», spiegano le maestre (tante anche loro: Mariacristina Pecoraro, Linda Stacchini, Caterina Stassi, Carla Sabatini, Lucia Fabbri, Cecilia Fiorentini, Simona Giusti, Vera Bagatti). Raccontano che «il percorso che stamani ci porta qui, per questo primo, sospirato incontro, inizia parecchio tempo fa. Ci abbiamo lavorato in tanti: insegnanti, bambini, genitori.

E infatti siamo tutti emozionati. Tutto è iniziato su input della Pubblica Assistenza di Palaia, che aderendo assieme all'Avis al progetto “VolontariaMO”, promosso dal volontariato modenese (www.volontariamo.com), lanciò l'idea di un'iniziativa assieme ai nostri studenti.

Una mattina, i volontari di Pubblica Assistenza e Avis sono venuti a trovarci. Ci hanno fatto vedere come lavora il personale di un'ambulanza, ci hanno parlato dell'importanza di donare il sangue. Abbiamo chiesto ai bimbi di raccontare quest'esperienza con dei disegni.

Ne abbiamo scelto uno: due mani che si cercano per aiutarsi vicendevolmente. Ma, senza fare qualcosa di concreto, il tutto avrebbe avuto poco senso.

Quando ci hanno messo in contatto con le maestre e gli allievi della scuola “Rodari” di Mortizzuolo, abbiamo capito che il nostro impegno in questo progetto era solo all'inizio».

Lo scorso Natale, ciascun bimbo del “Milani” ha costruito un salvadanaio e iniziato a metter da parte un po' di soldi. La grande fotocopiatrice che in questo momento viaggia nella stiva del pullman di testa è stata acquistata così, con l'aiuto di tutti. «Sapevamo che il “Rodari” ne aveva bisogno», dice la maestra Mariacristina. «Il contributo delle famiglie è stato fondamentale, ma anche quello dei bambini, coi quali ci siamo raccomandati: “Mettete da parte ciò che deriva da una vostra rinuncia, così il gesto che dedicate ai vostri amici dell'Emilia sarà più bello”». Le prime lettere provenienti da Palaia sono state consegnate ai bimbi emiliani da Babbo Natale in persona. Dentro le buste, piccoli pensierini, disegni, fotografie.

Umberto, classe terza del “Milani”, al suo compagno di penna Andrea ha parlato «della passione per l'orto. Gli ho detto che so potare gli ulivi, e anche i voti della pagella». Egle, anche lei di terza, a Denis ha spedito «una foto di quando ero piccolina. Ho anche scritto che mi dispiaceva tanto per quello che era successo da loro».

A Mortizzuolo, la “Gianni Rodari” è l'unica scuola agibile. Sulle sue geometrie moderne, nessuna traccia del sisma. Ha un aspetto ridente, il verde che la circonda esprime una solida serenità. E infatti, alla sola vista, mette tutti di buonumore.

L'incontro tra i bimbi di Palaia e i loro ospiti avviene nella grande palestra. Tutti, toscani e emiliani, allievi e insegnanti, indossano la stessa t-shirt bianca, che sul davanti ha la riproduzione del disegno delle mani che si cercano vicendevolmente - il logo del gemellaggio - e tutt'intorno la scritta “Insieme possiamo” ripetuta senza soluzione di continuità, a formare una cornice di lettere. Con questa bella immagine è stato realizzato anche un grande puzzle («I bambini lo monteranno insieme dopo lo spettacolo!»).

Lo spettacolo è un musical: i piccoli del “Rodari”, reinventando il viaggio di Ulisse, imbandiscono una scintillante girandola di canzoni e scenette. Sono bravissimi. Mortizzuolo, il “Rodari”, insegnanti, genitori e scolari tributano a Palaia una stupenda accoglienza.

«I nostri bambini hanno deciso di anticipare appositamente la festa di fine anno», dice la maestra Manuela Rizzo. Ce l'abbiamo messa tutta per preparare la rappresentazione in tempo. Siamo stati colpiti duramente, ma grazie all'aiuto di tante persone generose come voi, ci stiamo rialzando. Vogliamo donarvi la nostra allegria, in modo che, ripensando a questo nostro primo incontro, a vincere su tutto, macerie comprese, sia l'immagine di un grande, caldo sorriso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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