Il Tirreno

Pontedera

IL GIUDICE E L’EVIDENZA DEI FATTI

S. ono 6 anni che ti hanno condannato alla segregazione: per te non c'è condizionale, né rito abbreviato, né tantomeno arresti domiciliari, niente di tutto ciò. A 28 anni non hai avuto diritto ad...

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S. ono 6 anni che ti hanno condannato alla segregazione: per te non c'è condizionale, né rito abbreviato, né tantomeno arresti domiciliari, niente di tutto ciò. A 28 anni non hai avuto diritto ad alcun supporto giuridico in quanto ciò che ti è successo deve essere solo esaminato in relazione al materiale apportato e il giudice si deve attenere a questo. Senza chiedere ulteriori accertamenti. Spero che il giudice sappia che ognuno di noi ha una propria patologia medica e quindi ciascuno deve essere sottoposto ad analisi specifiche a seconda della familiarità e dei problemi personali che siamo tenuti ad esporre al medico. Tu eri sana, avevi solo una familiarità ad essere a rischio di embolia, ma questo i dottori che hanno operato lo sapevano! Sappiano quei medici che a 28 anni non si può dire basta alla vita, basta ai divertimenti, basta alle proprie ambizioni e progetti.

Ed io, tua madre, urlo “basta” alla protezione di questa casta che vuole solo avere sempre ragione, anche alterando l'evidenza dei fatti, con supporti medico-filosofici. Tutti sanno che l'embolo, creatosi dopo un intervento chirurgico, si forma a seguito di fattori come il sovrappeso o l'uso di contraccettivi.

Io ho ancora un po' di fiducia nella giustizia e capisco che prima di condannare si deve essere certi sul verdetto da dare; tuttavia, questa certezza va ricercata e concretizzata nell'evidenza dei fatti. Con ciò come madre ecco il mio augurio al giudice che esaminerà il caso il 4 giugno.

Mariagrazia Simonelli

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