Il dolore
L’associazione fa vivere il borgo
Sasso Pisano, Pubblica Assistenza tra storie e aneddoti. E oggi c’è la festa
CASTELNUOVO. Uno dei paradossi della vita dei piccoli borghi è che spesso vivono grazie alla passione di associazioni locali che con entusiasmo organizzano attività e offrono servizi, ma che inevitabilmente sono destinate a scomparire.
Uno degli esempi più significativi è rappresentato dalla Pubblica Assistenza di Sasso Pisano, attiva dal 1979 e unica realtà paesana capace di mantenere viva una comunità che anno dopo anno va riducendosi. Anche se oggi c’è la festa del prugnolo ad animare il borgo, sempre organizzata dal gruppo (info 333 6451569).
«Il fatto curioso – spiega il presidente Marcello Angeli – è che gli associati sono il doppio degli abitanti del borgo: contiamo circa 500 soci, 30 dei quali operativi quotidianamente, ma il nostro paese conta meno di trecento abitanti. Il fatto che anche da altre frazioni e abitati del territorio le persone continuino a dare un contributo è sintomatico di quanto la nostra attività sia importante per una discreta parte della Valdicecina, e non solo per i sasserini». Negli ultimi anni Sasso si è svuotata: i giovani vanno a vivere nei centri maggiori, spesso portandosi dietro anche gli anziani, e col passare del tempo anche i volontari della Pubblica Assistenza sono diminuiti. Le attività e i servizi dell'associazione, però, non sono mai mancati. «In realtà – continua Angeli – è proprio in questi ultimi anni che abbiamo intensificato le nostre iniziative. Abbiamo ampliato il parco mezzi, e ora abbiamo a disposizione un'ambulanza nuova e tre automobili; abbiamo acquistato e messo a disposizione della comunità una serie di strumenti e materiali sanitari; abbiamo ristrutturato la sede, tra l'altro senza chiedere un euro di contributi». Inoltre, la collaborazione con le Pubbliche Assistenze di Montecastelli, San Dalmazio e Montecerboli e con con le Misericordia di Serrazzano e Castelnuovo permettono una migliore copertura del territorio. «Il bello di questa comunità – conclude Angeli – è che tutti rimangono legati a questi luoghi. Sarebbe bello continuare per sempre con l'entusiasmo di questi primi 34 anni».
Nicolò Colombini
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