Il dolore
La Cina volta le spalle il distretto è in allarme
Donati: «Le grandi firme vengono sostituite da case di moda locali» Nell’assemblea annuale dell’Assoconciatori il bilancio del distretto
SANTA CROCE SULL’ARNO. La Cina torna a far paura. Il brivido corre lungo le schiene degli imprenditori conciari, riuniti per l’assemblea annuale dell’Assoconciatori, nella sede dell’associazione con affaccio sul salotto di piazza Matteotti, Santa Croce sull’Arno. «La nuova presidenza in Cina sembra aver portato un cambiamento sostanziale del costume nell’ambito della moda», suona l’allarme il presidente Franco Donati. Che aggiunge: «Le grandi firme, i cui prodotti erano fino a ieri prediletti dallo staff dirigenziale come simbolo del potere e graditi come dono, vengono sostituite da case di moda cinesi, come evidenziato dai media internazionali su questo tipo di condotta scelto dalla moglie del nuovo presidente della Repubblica popolare di Cina».
Il bilancio dell’attività annuale per la prima volta nella storia dell’Associazione è stato presentato in assemblea aperta al tessuto sociale ed economico locale. In un contesto di crisi economica, che condiziona fortemente il mercato interno, la strada per tenere botta resta l’export. «Riescono a sopravvivere le aziende con vocazione all’estero – dice Donati –, adeguatamente strutturate e, comunque, in grado di sostenere questa vocazione in termini di competitività». Da qui un dato generale. «Il nostro distretto, con le sue aziende, ha sostanzialmente tenuto in termini di fatturato, e dopo il flagello della crisi mondiale del 2009 ha ripreso il cammino virtuoso della crescita anche se modesta che è continuata fino al 2012».
La linea dell’Assoconciatori sposa la filosofia imprenditoriale del bicchiere mezzo pieno. «Siamo soddisfatti, ma allo stesso tempo non lo siamo come vorremmo. Ci lamentiamo del lavoro e della scarsità degli ordini ma, dal nostro osservatorio, vediamo che l’acqua inviata alla depurazione è in aumento». In questo contesto però ci sono realtà in sofferenza. «Quelle meno strutturate manifestano la loro fatica ad andare avanti, soprattutto per le difficoltà che derivano dal mondo del credito, meno disponibile al rischio perché costretto agli accantonamenti».
A tirare la volata al distretto in buona parte sono le fortune delle grandi firme. «L’andamento dell’economia generale ci preoccupa perché intimorisce i nostri clienti che davanti alle incertezze del futuro si sono ormai posizionati nella condizione di non fare magazzino – conclude il presidente Donati –. Passano gli ordini con il contagocce e lasciano a noi l’onere previsionale e il rischio delle scorte del grezzo, pretendendo il mantenimento del prezzo sugli articoli prescelti».
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