Il dolore
Defibrillatori a scuola a pagare sono i bambini
San Miniato, la protesta delle mamme contro la scelta dell’Istituto Sacchetti «I soldi vinti dai ragazzi di solito si usano per l’acquisto di materiale didattico»
SAN MINIATO. Dieci defibrillatori automatici in arrivo, uno per ciascuno dei plessi che compongono l’istituto Sacchetti di San Miniato. Una novità che il Consiglio d’istituto ha deciso di adottare nell’autunno scorso, per dotare tutte le scuole di uno strumento considerato ormai di primaria importanza. Una scelta, tuttavia, che non convince tutti, e che lascia perplessi alcuni genitori sulle modalità di «un’iniziativa – dicono – assunta trascurando il parere di alcuni plessi, e senza sapere se e come il personale della scuola dovrà essere formato». Perplessità, a cui si aggiungono le proteste per le modalità di finanziamento dell’iniziativa, che sarà sostenuta anche con i premi in denaro vinti dai ragazzi, e utilizzando i 3 euro generalmente richiesti per la foto di fine anno, che sarà realizzata stavolta dagli stessi genitori senza ricorrere a fotografi professionisti. Sono questi i principali punti di dissenso che alcune mamme di San Miniato Basso hanno raccolto in una lunga e dettagliata lettera, inviata nei giorni scorsi al preside Aido Fattori.
«Premettiamo – scrivono – che nessuna di noi è contraria allo strumento, di cui anzi riconosciamo l’utilità, ma restiamo perplesse sulle modalità con cui l’iniziativa è stata presentata e imposta. Nei consigli di classe la proposta non è mai stata messa ai voti, né si è preceduto, almeno per i plessi di San Miniato Basso, ad un sondaggio esplorativo». Da qui le preoccupazioni: «Perché la partecipazione del personale docente e Ata ai corsi Blsd (per l’utilizzo dei defibrillatori) è necessariamente su base volontaria, e non sappiamo se questi si sono resi disponibili e in quale numero per plesso. Si era parlato di un corso di 8 ore poi ridotto a 2, spiegando che “basta” solo insegnare come si accende e come si applica il defibrillatore».
Al centro delle proteste ci sono soprattutto le modalità di finanziamento, a cominciare dai premi vinti dai ragazzi, «che di solito – scrivono le mamme – hanno come finalità l’acquisto di materiale didattico. Siamo proprio sicuri che non ci fossero alunni da aiutare?».
E poi il nodo delle foto, utilizzando i 3 euro a famiglia generalmente richiesti per il fotografo. «Una disposizione eticamente deplorevole – si legge ancora – in un momento in cui essere solidali significa dare lavoro».
La lettera reclama quindi «un percorso chiaro, corretto e condiviso, la realizzazione di corsi Bls aperti a tutto il personale scolastico e ai genitori, nonché l’organizzazione di un evento di sensibilizzazione».
Contattato, il preside del Sacchetti Aido Fattori dice di non voler replicare ai punti toccati nella lettera, ma precisa che «non c’è stata alcuna improvvisazione né imposizione». «L’idea – afferma – era stata proposta dai genitori del Consiglio d’istituto, dopo aver appreso che il Comune avrebbe acquistato i defibrillatori per i plessi dotati di palestra. Francamente mi è sembrata un’ottima idea, e mi dispiace costatare come l’iniziativa abbia finito per spaccare i genitori e che oggi ci perda in certe discussioni. Rispetto le posizioni di tutti, ma ci tengo a dire che la scuola si è mossa con rispetto e trasparenza».
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