Italia
«Quella discarica non va riaperta»
La denuncia di Sel: «La Grillaia è una bomba ecologica e la gente non può pagare gli errori fatti dalla politica»
CHIANNI. Sulla vicenda che ruota intorno alla discarica dei rifiuti La “Grillaia”, sul territorio comunale di Chianni, ora esplode la battaglia politica.
La vicenda è “antica”: la discarica è chiusa. Sul suo utilizzo ci sono documenti e protocolli di intesa che ne stabiliscono la sua chiusura. Ma dala Provincia, adesso, arriva la notixia che, per portare a compimento il percorso di messa in sicurezza (e quindi la definitiva chiusura del sito) verrebbero conferiti altri ingenti quantitativi di rifiuti.
Contro questa decisione, ad esempio, si sono già espressi i consiglieri provinciali del Pd di zona. Ora prende posizione anche Sel, sinistra ecologia e libertà. «La discarica La Grillaia - dicono il coordinatore Roberto Bongini, il responsabile ambiente e territorio Franco Cavallini e il capogruppo consiliare di Lajatico Simonetta Mannucci – deve essere chiusa definitivamente e messa in sicurezza. Lo sosteniamo da sempre, in tutte le sedi politiche e istituzionali: quel impianto di smaltimento rifiuti nel comune di Chianni è una bomba ecologica pronta a presentare il conto alla politica e alle amministrazioni pubbliche preposte al controllo e alla sua messa in sicurezza».
Nei giorni scorsi, la conferenza di servizi della Provincia («che tra l’altro artificiosamente decide di far contare per uno il parere contrario dei sindaci dei tre comuni coinvolti di Chianni, Lajatico e Terricciola e uno ciascuno i voti favorevoli di Arpat e Asl», denuncia Sel ), decide di riproporre il vecchio progetto di riapertura per 270.000 metri cubi. «Ignorando – proseguono i rappresentati di Sinistra ecologia e Libertà – le ipotesi alternative, senza apporto di nuovi conferimenti, proposte dai territori. Nell’estate scorsa i legali della Nsa , azienda che la gestisce, cercarono di farci intendere che per la discarica della Grillaia, l’unica via praticabile per la messa in sicurezza fosse quella della riapertura temporanea del sito, ipotesi che, guarda caso, avrebbe garantito alla Nsa stessa gli utili non percepiti a causa della sospensione dei conferimenti datata 1998. Rifiutiamo l’idea che l’errore politico commesso in passato di un impianto completamente privato e gli errori dei vari gestori, debbano ricadere sui cittadini della Valdera, in termini di riapertura di un sito chiuso da 15 anni, in mezzo a infinite polemiche e a scontri verbali e fisici»
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