Gioco
La Casa della Carità raccoglie gli Sos
Distribuzione di vestiario e di generi alimentari, un alloggio d’emergenza e un centro d’ascolto nell’edificio parrocchiale
SANTA CROCE SULL’ARNO. Un piccolo segno che risvegli la coscienza di ciascuno:questo si propone di essere la Casa della Carità inaugurata ieri mattina a Santa Croce sull’Arno. Una casa su tre piani in pieno centro, a pochi passi dalla piazza del mercato, lasciata alla parrocchia della Collegiata dalla signora Giulia Bona perché venisse usata per scopi caritatevoli. Così, dopo una lunga ristrutturazione, la Casa è stata inaugurata alla presenza del parroco don Romano Maltinti, del sindaco Osvaldo Ciaponi, dell’assessore provinciale Graziano Turini e del vescovo di San Miniato, monsignor Fausto Tardelli, che ha benedetto l’intero edificio.
La struttura sarà gestita dalla Caritas interparrocchiale, che si occuperà del centro di distribuzione di vestiario e generi alimentari e del centro di ascolto aperto tre giorni a settimana; e dall’associazione “La Querce di Mamre”, alla quale sarà invece affidata l’organizzazione dell’appartamento al secondo piano, adibito all’accoglienza di quattro persone senza fissa dimora e con difficoltà sociali. L’appartamento è stato intitolato alla memoria di Carlo Andreini, santacrocese scomparso quattro anni fa e ricordato con affetto da tutti i presenti, che molto si era impegnato nel tentativo di risollevare le condizioni umane degli ospiti del centro di ospitalità notturna.
Sia il parroco che il sindaco hanno voluto sottolineare la posizione privilegiata della Casa, che è posta al centro del paese e della comunità, e hanno indicato come priorità della struttura l’assistenza e il sostegno alle famiglie in difficoltà, rinnovando la proficua collaborazione tra l’amministrazione comunale e la Caritas. L’assessore Turini, presidente della società Domus Sociale, ha poi voluto elogiare la forte coesione sociale del territorio che «aiuta a riscoprire il senso di comunità». Discorso questo ripreso anche da monsignor Tardelli, che nel suo saluto ha insistito su quanto la capacità di mobilitazione dei cittadini sia la prima risposta alla dilagante crisi economica.
«La crisi però non è solamente economica o finanziaria – ha proseguito il vescovo –- ma è la spia di un malessere molto profondo che porta ad una difficile integrazione, a uno stillicidio di offese verso la donna, a una crescente violenza verbale e fisica. Proprio per questo la presenza di un centro d’ascolto nella struttura ci indica da dove ripartire: dall’ascolto della persona. In questi tempi difficili la Casa della Carità è un segno che chiama all’azione ciascuno di noi, perché solo se ognuno spazza bene davanti alla sua casa, e quindi si impegna nella sua missione, la strada sarà davvero libera e pulita».
Dopo la preghiera e la benedizione tutti si sono spostati all’interno della Casa, dove era stato allestito un rinfresco. Le stanze sono ampie e luminose, l’appartamento è umile ma attrezzato di tutto il necessario e al piano terra gli indumenti sono già ordinati per età, pronti per la distribuzione: tutto è predisposto per cominciare ad aiutare fin da subito.
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