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Da maxi centro logistico ad area senza un’identità

Da maxi centro logistico ad area senza un’identità

SAN MINIATO. Per qualcuno è un’occasione non sfruttata, arrivata forse troppo tardi. Per altri solo una spregiudicata operazione edilizia che non ha portato vantaggi al distretto. Di sicuro, ad oggi,...

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SAN MINIATO. Per qualcuno è un’occasione non sfruttata, arrivata forse troppo tardi. Per altri solo una spregiudicata operazione edilizia che non ha portato vantaggi al distretto. Di sicuro, ad oggi, l’immagine dell’interporto è ben diversa dall’idea di centro logistico e direzionale del Valdarno che ne aveva animato la nascita, addirittura con un binario ferroviario ad hoc mai utilizzato.

L’operazione è partita nel giugno 2001, quando la San Genesio immobiliare Spa, (controllata 100% da Carismi), sotto la presidenza di Massimo Banti acquistò dal Comune 40 ettari di terreno da destinare a magazzini e uffici direzionali, oltre a piazzale containers, uffici doganali e commerciali, scalo ferroviario, mense, e parcheggi. Completate nel 2006 le opere di urbanizzazione sotto la presidenza di Michele Di Gianni, la San Genesio alienò la lottizzazione al gruppo Casprini Holding, che ha visto poi l’ingresso in prevalenza della Baldassini-Tognozzi- Pontello (Btp).

Storia a parte solo per i locali che ospitano il liceo Marconi, venduti dalla Casprini alla Provincia. I problemi della Btp, uniti alla crisi economica, hanno contribuito ad affossare il progetto bloccando i cantieri. E oggi, nonostante tutto, le attività che hanno comunque scelto l’interporto generalmente hanno poco a che fare con quelle storiche del distretto. Neanche l’ombra addirittura degli uffici direzionali, con i locali rimasti incompiuti o vuoti. «Superati da uno sviluppo tecnologico che oggi richiede molti meno spazi – spiegano dalla Zoppi –. Un mercato che è crollato». E questo la dice lunga sulla reali possibilità della Provincia, un giorno, di vendere l’immobile per trasferire il liceo.

«L’interporto – dice Michele Di Gianni – era stato pensato per poter contare finalmente su una struttura logistica all’altezza del distretto del cuoio e della pelle. Tuttavia, le amministrazioni comunali del comprensorio non hanno creduto in quest’opera strategica, continuando a governare il territorio a macchia di leopardo, edificando strutture che ben si sarebbero potute inserire nell'interporto». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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