Il Tirreno

Pontedera

«Bomba all’amianto in pieno centro»

di Giacomo Pelfer
«Bomba all’amianto in pieno centro»

Ex Gozzini, un dossier del Movimento 5 Stelle. «Dodicimila metri quadrati di eternit che continuano a sbriciolarsi»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Il colpo d’occhio dal cielo è quello di un lago. Un lago di amianto: 12mila metri quadri di eternit lasciati lì, da vent’anni, che continuano a sbriciolarsi lentamente fra i capannoni in abbandono delle ex officine Gozzini di Santa Croce. Un pericolo mortale trasportato dal vento, che entra e che si infila ovunque. Un pericolo che fa paura, e che attende da tempo una soluzione.

È questa la richiesta che il Movimento Cinque Stelle di Santa Croce rivolge all’amministrazione, attraverso un’istanza presentata ieri al Comune e inviata contemporaneamente agli uffici di Arpat e Asl 11. Una segnalazione dettagliata, corredata da decine di immagini, anche dall’alto, raccolte grazie alla collaborazione dei cittadini esasperati costretti a vivere a pochi passi dal mega stabilimento. In tutto 35mila metri quadri, di cui 19mila tra capannoni, laboratori e fonderie, «coperte all’80% dalle inconfondibili onduline in cemento-amianto», denuncia il Movimento Cinque Stelle. Un problema che ritorna con forza alla luce del fallimento della cooperativa Primavera 90, che pochi anni fa aveva fatto sperare in un piano di recupero con relativa bonifica ambientale.

Il mostro. «L’area ex Gozzini è un mostro che dorme», scrivono i Cinque Stelle, che raccontano del sopralluogo condotto da alcuni cittadini, «grazie anche al libero accesso alla struttura da via Curtatone e Montanara – si legge nell’istanza –. Oltre a rappresentare un elemento di indicibile degrado urbanistico-ambientale, la struttura costituisce una discarica di materiali inquinanti di ogni genere», con la presenza «di invasi d’acqua contaminata, lastre deteriorate in lana di roccia e enormi quantità di rifiuti ovunque». Ma l’aspetto più preoccupante è dato dell’eternit: «Grazie ai riscontri incrociati tra le mappe catastali e le foto aeree – denuncia l’istanza – si è potuto stimare l’enorme superficie delle coperture costituite in cemento-amianto in circa 12mila metri quadri».

I pericoli. «Se lo stato di conservazione del materiale non è buono – prosegue il documento – possono esserci rischi enormi per la salute: gli effetti neoplastici dell’esposizione all’amianto sono stati ormai accertati per varie tipologie di cancro polmonare e alla laringe. Per valutare lo stato di degrado delle coperture in cemento-amianto i principali indicatori sono visibili anche a occhio nudo: la friabilità del materiale, l’evidenza di affioramenti di fibre e la presenza di licheni, sfaldamenti, crepe o rotture, nonché di materiale friabile in corrispondenza degli scoli d’acqua. Bene, nelle coperture della ex Gozzini questi indicatori sono presenti tutti insieme». E a confermare la pericolosità sono gli stessi residenti. «Quando spirano i venti di Ponente e Levante – si legge – gli abitati confinanti di via San Vito e via Curtatone e Montanara, subiscono l’effetto “aerosol” generato dalle particelle disgregate di amianto. Alcuni cittadini, infatti, confermano che all’interno delle abitazioni, nelle stanze con affaccio sulle coperture, nelle giornate ventose, si addensano sopra i mobili maggiori quantità di polvere rispetto alle altre stanze».

L’istanza. L’articolo 17 della legge Ronchi, ricordano i Cinque Stelle, obbliga i Comuni ad «accertare il superamento o meno dei limiti di contaminazione. In caso positivo l’amministrazione emana nei confronti dei soggetti che hanno prodotto l’inquinamento un’ordinanza di messa in sicurezza e bonifica. Nel caso in cui i responsabili non provvedano, la bonifica e il ripristino ambientale sono realizzati d’ufficio dal Comune, e ove questo non provveda dalla Regione». Da qui la richiesta al Comune, affinché «prenda immediatamente provvedimenti. L’amministrazione si assuma il peso di questa insostenibile situazione di rischio ambientale, e faccia valere il diritto della propria gente, rendendo nota la presente denuncia anche agli organi preposti della Regione Toscana».

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