Il dolore
Tra le surreali figure di Weaver Lima
Fino al 18 maggio è aperta la mostra del pittore e autore di storie a fumetti brasiliano
PONTEDERA. Dai marciapiedi che danno sui binari della stazione di Pontedera, dai finestrini di destra dei treni che qui si fermano arrivando da Pisa, il Centrum Sete Sóis Sete Luas si vede di spalle. Fino a qualche giorno fa, quel lato seminascosto e impraticabile dell'edificio era l'unico che ancora non gioiva dei colori, degli sbuffi artistici, delle metamorfosi creative che il Festival porta sempre con sé e offre in dotazione a tutto ciò che tocca con la bacchetta magica del “dialogo interculturale tra popoli mediterranei e lusofoni”. Ora, invece, anche quello spazio esterno, periferico, per forza marginale, veste abiti cromatici adatti a un luogo la cui missione è fungere da crocevia di esperienze, saperi, estri, sapori, storie. A realizzarlo, in veste di murale, ci ha pensato Weaver Lima, pittore e autore di storie a fumetti brasiliano, del Ceará (nord del Brasile), la cui mostra, “Weaver discos - pop descarado” (“pop sfacciato”, celebri copertine di 33 giri degli autori prediletti - The Velvet Undeground, Ramones, Kraftwerk, Joy Division, Jesus and Mary Chain, Pixies, Radiohead, Leonard Cohen e molti altri - reinterpretate sotto l'influenza dei dettami della più colorata pop art), ospitata dal Centrum, resta aperta fino al 18 maggio. Le surreali figure che affollano il murale, spiega Weaver, «sono frutto della mia immaginazione. Tranne una. Quella che si rifà alla Santa Ingenuità che Dino Buzzati ha collocato più volte nei suoi dipinti». La si riconosce subito, la Santa che l'autore del “Deserto dei Tartari” disegno fornita di quattro occhi (un doppio, enigmatico sguardo) e che le bombolette spray di Lima hanno reinventato per questo straniante palcoscenico pontederese: è al centro dell'opera e ha un'accesissima capigliatura rossa. C'è del fumetto anche in lei, a ben guardare. Non è un caso. «Sono un grande ammiratore dei fumettisti italiani», dice l'artista brasiliano. «Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore. Ho letto tutte le loro riviste. Quando il direttore del Festival Marco Abbondanza mi ha proposto di venire a esporre in Italia, al Centrum toscano del Festival, ho accettato all'istante». La mostra, spiega, «riproduce il clima dei negozi di dischi che, là dove sono cresciuto, funzionavano come punto d’incontro per scambiare informazioni sull’arte. All’inizio ho creato 15 copertine più 20 copie di colori diversi, ma ho materiale per farne 100. Il mio “negozio” crescerà! Un'avvertenza ai visitatori: i legami visivi che avvicinano i quadri in mostra alle copertine originali di quei celebri dischi, sono evanescenti, dislocate su più piani e caratterizzate da assonanze simboliche. All'inizio, a prima vista, non ne riconoscerete una».
Andrea Lanini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
