Italia
Dal privato stessi costi e zero attese
Viaggio tra le contraddizioni del sistema sanitario. L’Asl fa aspettare mesi e dà appuntamenti in strutture decentrate
PONTEDERA. «L’importante è la salute». Mai vecchio adagio è stato così vero come in questo momento, specie considerando la giungla di prezzi (e le contraddizioni) che avvolgono le prestazioni mediche specialistiche come, per esempio, una radiografia ad un ginocchio o ad un femore o un esame per sapere a che punto è il colesterolo. Si parla di ticket, di quota ricetta, ma anche di tempi di attesa e comodità negli spostamenti con relative spese per la benzina. Componenti di un cocktail che può dare alla testa se si ha un reddito annuo sopra i 36mila euro e si ha bisogno di un esame specialistico. I prezzi tra il sistema sanitario e quello privato sono infatti molto simili. Ma se nel primo caso i tempi di attesa sembrano infiniti, nel secondo le risposte arrivano entro poche ore. E molti si chiedono: «Ma com’è possibile?».
L’ultima storia su questo argomento la racconta Piero Toni, dello studio radiologico Eredi del dottor Figliucci di Pontedera: «L’altro giorno è venuto un signore anziano che aveva bisogno di fare una radiografia a un ginocchio. Ha provato a prenotare l’esame all’Asl, ottenendo come destinazione l’ospedale di Volterra e con un tempo di attesa di circa venti giorni. Ha provato a rivolgersi a noi scoprendo che avrebbe potuto avere la radiografia al ginocchio il giorno stesso della richiesta e con una spesa superiore di appena quattro euro rispetto al ticket del sistema pubblico. E in più non avrebbe dovuto pagare il gasolio al nipote, al quale aveva chiesto di accompagnarlo a Volterra».
Uno dei tanti paradossi dei nostri tempi in fatto di sanità pubblica che sta cedendo sempre più il fianco a quella privata. D’altra parte i listini dei prezzi parlano chiaro: una radiografia al bacino, nel caso dello studio Figliucci, costa 40 euro tutto compreso da privato, mentre in un ospedale il ticket per questa prestazione vale 26 euro a cui bisogna aggiungere 10 euro per la cosiddetta digitalizzazione (o quota ricetta), oltre a 10 euro per ogni fascia di reddito superiore ai 36mila euro e il disagio di dover attendere settimane prima di poter effettuare l’esame. Difficile per le varie Asl competere con uno studio privato in fatto di efficienza e costi, specie se il servizio pubblico si propone di ricavare i vari pareggi di bilancio dai ticket sanitari per i contribuenti. E la fotografia di questa situazione si vede anche negli esami derivanti da prelievi come l’emocromo o la gamma Gt e il colesterolo. Il primo all’Asl costa 4 euro, ma se si va con la cosiddetta “ricetta rossa”, quella mutualistica, a uno studio come il Laboratorio analisi chimico fisiche di Pontedera del dottor Alberto Zoppi, si pagano gli stessi soldi. Ma se si ha una ricetta cosiddetta “bianca”, che non prevede esenzioni, si pagano 5 euro. Le transaminasi costano 2 euro all’Asl e da privato con ricetta rossa e 5 euro con ricetta bianca, mentre il test per il colesterolo costa due euro all’ospedale o con ricetta rossa da privato o cinque euro con ricetta bianca. Insomma, benvenuti nella giungla dei prezzi dove il privato sembra, stranamente, vincere sul pubblico.
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