Il Tirreno

Pontedera

La crisi dell’edilizia ha stroncato tutti i piani di recupero

La crisi dell’edilizia ha stroncato tutti i piani di recupero

Parla l’architetto Lorenza Vanni, che ha firmato alcuni dei progetti di ristrutturazione di ex fabbriche dismesse

3 MINUTI DI LETTURA





SANTA CROCE SULL’ARNO. Sono tanti i progetti di recupero, già pronti e approvati, che continuano a restare congelati da un mercato immobiliare praticamente fermo. Piani di riconversione lasciati scadere, spesso, al termine dei dieci anni di validità. La crisi sembra togliere speranza al sogno di una nuova vita per le tante concerie abbandonate. Perché se le Officine Gozzini, da un lato, sono senza dubbio il caso più eclatante, dall’altro il tessuto urbano di Santa Croce è disseminato di una serie infinita di volumi vuoti. Alcuni sono stati demoliti o recuperati, ma il grosso resta lì, fermo, con il suo carico di storia e degrado praticamente a due passi dal centro. L’architetto Lorenza Vanni, di Santa Croce, ha firmato alcuni dei principali progetti di recupero mai realizzati. Significativo quello dell’ex complesso identificato con la conceria Antilope, in via di Pelle, approvato nel 2010 con un progetto da 69 appartamenti realizzabili in nove blocchi distinti. Tutto fermo, in attesa di improbabili investitori. Stessa sorte per il complesso sulla provinciale Francesca Nord (proprietà Riccioni), addirittura già scaduto, di cui faceva parte anche l’ex conceria Capaccioli, per la quale era stata prevista la realizzazione di una nuova strada a servizio di tutta Santa Croce. «Quando iniziammo a parlare di questi progetti c’era un buon interesse – ricorda Vanni – si aprirono anche delle trattative, poi tutto si è fermato». È un mondo che sembra cambiato, di colpo, nel giro di una manciata d’anni, dopo una corsa al mattone che sembrava inarrestabile. «Oggi purtroppo realizzare appartamenti non ha più senso – riprende l’architetto –. Fino a qualche anno fa si vendeva a prezzi interessanti, e questo rendeva Santa Croce più appetibile di altri territori. Oggi, però, con tantissimi appartamenti rimasti invenduti, si vende ovunque sotto prezzo. E questo rende qualunque investimento sconveniente, soprattutto se parliamo di vecchie concerie con volumi importanti».

A far lievitare i costi di recupero, quando parliamo delle concerie, sono anche le spese consistenti per la bonifica ambientale, che la Regione Toscana da pochi anni ha reso obbligatoria. L’unica soluzione, secondo Vanni, è riuscire ad attirare sul territorio altre attività, commerciali o industriali, compatibili con il tessuto residenziale. «Anche se non è facile – dice – in un territorio storicamente votato alla conceria, e che ovviamente non può vantare il richiamo delle grandi città».

Resta di difficile realizzazione, quindi, l’obiettivo di cancellare da Santa Croce lo squallore delle concerie dismesse, alcune realizzate con materiali scadenti e destinate alla demolizione, altre, invece, costruite fra Otto e Novecento, inserite in un elenco di edifici da preservare e ristrutturare. Il tutto, ovviamente, a costi ancora superiori. È il caso, ad esempio, della vecchia conceria Nobel in via San Tommaso, per il quale era stato immaginato un recupero conservativo destinato a negozi e appartamenti.(g.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca