Il Tirreno

Pontedera

Cercasi acquirente per l’ex Gozzini: impresa impossibile

di Giacomo Pelfer
Cercasi acquirente per l’ex Gozzini: impresa impossibile

Trentacinquemila metri quadrati in degrado e abbandono Inghiottita dalla crisi l’ipotesi del quartiere per vip

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Oggi si presentano come giganteschi volumi vuoti, enormi contenitori di abbandono. Eredità decadente dell’impetuoso boom delle concerie, sono divenuti di colpo ostacoli ingombranti nello sviluppo urbanistico del comprensorio. È l’altra faccia di un distretto che ha vissuto profonde trasformazioni: quella delle vecchie aziende dismesse, abbandonate dagli anni Novanta verso le più moderne zone industriali e artigianali, e rimaste lì, vuote, nel bel mezzo di zone residenziali e di servizi. È uno dei tratti distintivi di Santa Croce, che si coglie perfettamente nella situazione delle ex officine Gozzini, la storica azienda di macchinari per conceria, che da quasi vent’anni attende un progetto di riconversione che la crisi ha ormai trasformato in utopia.

Lo stallo. Acquistato nel 2008 dall’impresa di costruzioni Pagliai di Empoli, decisa a realizzare 230 appartamenti signorili, il complesso è stato inghiottito dal fallimento della cooperativa “Primavera 90”, guidata dalla stessa Pagliai. Inutili, finora, i tentativi per trovare un nuovo acquirente all’ex Gozzini, come spiegato dai tre curatori fallimentari che recentemente hanno incontrato il sindaco Osvaldo Ciaponi. Un colosso da 35mila metri quadrati difficile da recuperare, se non mettendo in conto risorse consistenti per garantire anche una preventiva bonifica ambientale. Perché tra i capannoni dell’ex Gozzini c’è davvero di tutto: lastre d’amianto e scorie metalliche, cisterne interrate di combustibile e giganteschi volumi aperti al degrado, divenuti anche rifugio e ritrovo notturno. «Solo nel 2007 furono eseguiti alcuni lavori di messa in sicurezza – ricorda l’ingegnere Enrico Mori, responsabile dell’ufficio Ambiente del Comune –. Adesso servirebbero indagini approfondite sul sottosuolo e sulle acque sotterranee per capire l’entità degli eventuali inquinanti». Più volte è stato richiesto all’amministrazione di intervenire in danno. «Teoricamente è possibile – spiega il sindaco Ciaponi – ma si tratterebbe comunque di spese d’investimento che, al di là della mancanza di risorse, andrebbero a incidere pesantemente sul Patto di Stabilità».

Il sogno. La crisi, in particolare quella dell’edilizia, ha finito per complicare il quadro, nonostante l’area dell’ex Gozzini, come ricorda Ciaponi, presenti «tutte le condizioni per un intervento di qualità, posizionata al centro di un quartiere di pregio. Il recupero dell’ex Gozzini sarebbe la svolta più importante e significativa in una vasta operazione di riqualificazione urbanistica».

La “scuola” dei sindaci. L’enorme complesso, sembra però destinato a restare nell’abbandono per molto tempo, a dispetto di una storia che ha accompagnato le vicende del distretto. E lo dimostra il fatto che fra le sue mura sono passati ben cinque sindaci della zona: dai santacrocesi Adrio Puccini e Maurizio Signorini ad Alfonso Lippi di San Miniato, Damiano Matteoli di Montopoli e Silvano Melani di Santa Maria a Monte. «Ho lavorato per 13 anni nel settore progettazione – ricorda Signorini –. Una bella esperienza dal punto ti vista professionale ma anche umano. Fornendo macchinari a chi sceglieva di mettersi in proprio, la Gozzini ha di fatto contribuito al passaggio da un mondo di contadini e operai ad uno fatto di tanti piccoli imprenditori. Una riconoscenza che poi è mancata quando la Gozzini avrebbe avuto bisogno di un aiuto dal territorio». L’ex sindaco Alfonso Lippi la definisce «una scuola politica e di vita, perché anche sindacalmente – racconta – posso dire di essere nato fra le sue mura. E ne vado orgoglioso». Lippi ricorda con affetto, e una punta di nostalgia, anche la prima vera discussione col padrone, ancora giovanissimo. «Sono entrato lì che avevo appena 15 anni – dice –. Quando ci passo di fronte mi lascia un senso di amarezza; sembra quasi che abbia perso le sembianze tipiche della fabbrica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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