Finanza
«Un supporto della giunta, non solo il mio»
L’assessore Moschi condivide le responsabilità: per noi era l’esperto, non ho mai visto il curriculum
VOLTERRA. «Senta, per capire, lei è insegnate di religione e viene nominato assessore al bilancio?». E' una condizione che colpisce pure il presidente del collegio giudicante, quella dell'assessore Paolo Moschi. Il giovane amministratore è uno dei testi-chiave (Il Comune si è costituito parte civile, difeso dall’avvocato Giancarlo Altavilla) ascoltati ad una delle passate udienze del processo-Orsi. Dalla domanda del Tribunale si srotolano tutta una serie di aneddoti che Moschi tira fuori, per spiegare il suo rapporto con il "super" consulente dai titoli fasulli.
Titoli che l'amministratore (oggi al timone dei lavori pubblici e al tempo di Orsi, anche del bilancio) diffonde e utilizza per "garantirsi" il falso manager come collaboratore. Requisiti che ammette di non aver mai verificato.
«Orsi l'ho conosciuto un mese, forse due mesi prima delle elezioni, mi fu presentato dal prof. Simoncini: Orsi parlò di qualcosa alla Finanza, alla ditta Fontana e di un dottorando alla Bocconi, mi disse che era laureato in economia aziendale». Moschi risponde alle domande incalzanti del pm, titolare dell'inchiesta, Giovanni Porpora.
«Lei lo scelse come collaboratore perché? Lo ritenne esperto in base a cosa?», chiede il pubblico ministero.
«Perché noi non ci aspettavamo di vincere _– rivela l'assessore – ci serviva una persona che sapesse più di noi, ci mancava un esperto e lui era l'esperto in base a dei titoli». Moschi spiega poi di aver presentato l' imputato Orsi al sindaco Marco Buselli, insieme a tutti i titoli che il falso manager diceva di possedere. Il pm restringe il cerchio: «Ma lei i curricula li ha mai visti?». Secca la risposta di Moschi. «No».
In questa storia che ha scosso a livello politico e non solo il Colle etrusco, tutto, ancora una volta, sembra basarsi sulla fiducia. A questo punto prende la parola l'avvocato della difesa, il legale Marco Rezzonico, del foro di Milano. «Lei – e si rivolge a Moschi – ha scelto Orsi come collaboratore al bilancio senza mai chiedergli neppure un curriculum?». Qui l'assessore, secondo la sua versione, scarica le responsabilità sulla giunta. Tutta. «Io non l'ho scelto, l'individuazione è stata collegiale, non era solo un mio supporto, era un po' della giunta». E riguardo all'inquadramento deciso per Orsi: «Siccome girava negli uffici, allora si scrisse che era il mio consulente politico perché non sapevano cosa scrivere in realtà. Veniva a tutte le riunioni di giunta e prendeva parola su tutti gli argomenti».
Il presidente vuol chiarire l'aspetto economico: come veniva retribuito Orsi? «Come consulente politico dava la sua disponibilità per la causa, all'inizio lo faceva gratis, poi si cercava di trovare una collocazione che fosse trasparente, vicino a tutti». Pensiero che in seguito si traduce nelle due cariche da presidente del S. Chiara e da amministratore unico di Asv. Rezzonico vuol chiarire un aspetto: l'operato di Orsi ha mai danneggiato la giunta? «No», chiude il teste.(f.s.)
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