Il Tirreno

Pontedera

Un’occasione per riflettere sull’emergenza

Un’occasione per riflettere sull’emergenza

La crisi cambia i contenuti della giornata: sparisce la parola festa, si discute del lavoro che non c’è

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PONTEDERA. I manifesti listati a lutto della Cgil in occasione del Primo Maggio sono il simbolo di una festa, che quest'anno assume un significato diverso. Non solo per celebrare le conquiste dei lavoratori e dei sindacati, ma occasione di riflessione per rimettere al centro il tema del lavoro e far fronte a quella che tra precarietà, disoccupazione e cassaintegrazione, è diventata un'emergenza insostenibile. Tra speranze e attese i lavoratori vivranno questa giornata in un clima di grande incertezza. Tante le vertenze aperte nella nostra provincia e troppi i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e i lavoratori che ogni giorno vedono sfumare certezze, sogni e speranze che il lavoro dovrebbe assicurare.

A soffrire di più, in un periodo su cui pesa fortemente la crisi economica ma anche l'assenza di risposte politiche, è il settore edile.

«Un settore molto frammentato, costituito all'85% da imprese che vanno da uno a cinque dipendenti e che spesso spariscono nel silenzio generale», ricorda Pablo Cartone, segretario della Fillea-Cgil di Pisa.

Il 50% delle 950 imprese edili della nostra provincia è interessato da cassa integrazione. Dal 2008 ad oggi sono cessate circa 150 aziende, con una perdita di oltre 650 addetti su circa 4.150.

Un'emergenza, quella del lavoro, che ha spinto il sindacato a togliere la parola festa dal manifesto del Primo Maggio e «listarlo a lutto per rispetto di chi in questa crisi inedita e durissima ha sofferto così tanto da scegliere di perdere anche la vita».

«Una mancanza di lavoro inedita perché colpisce tutti i comparti economici, non risparmia nessun settore e non consente, perciò, rioccupazione di persone da un insediamento all'altro – spiega Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil di Pisa -. Una mancanza di lavoro che ha tratti intergenerazionali, ma che colpisce soprattutto giovani, donne e immigrati sapendo che per questi ultimi la perdita del lavoro può portare alla perdita del permesso di soggiorno ed alla clandestinità: un dramma nel dramma. Una mancanza di lavoro che, come testimoniano i dati dei Centri per l'impiego, produce un continuo aumento della disoccupazione ed un parallelo utilizzo, per chi può, degli ammortizzatori sociali».

«Il presente ed il futuro del Paese non possono che ripartire dal lavoro: questo è quello che da anni chiediamo alla politica. Solo sul lavoro – conclude Francese - si può ricostruire moralmente ed economicamente questo paese, affinché l'Italia continui ad essere quella repubblica democratica fondata sul lavoro di cui parla l'art. 1 della nostra Costituzione».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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