Il Tirreno

Pontedera

Giudice di pace, no al salvataggio

di Giacomo Pelfer
Giudice di pace, no al salvataggio

San Miniato disposto a pagare, ma gli altri tre Comuni del Valdarno dicono di no alla proposta

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SAN MINIATO. La questione si riassume tutta in 140mila euro. È la cifra stimata per salvare il Giudice di pace di San Miniato dall’accorpamento con Pontedera. Una cifra di cui l’amministrazione è disposta a farsi carico, almeno in parte, come dichiarato nell’istanza inviata al Ministero della Giustizia, a patto, però, che anche gli altri Comuni del Valdarno partecipino alle spese. Una possibilità, tuttavia, bocciata senza appello da Castelfranco, Santa Croce e Montopoli, che confermano la linea del no già adottata un anno fa.

La legge 156 del 2012, ha infatti disposto la soppressione di 674 uffici su tutto il territorio nazionale, tra cui Volterra, Cascina e San Miniato, offrendo però agli enti locali, anche consorziati tra loro, la possibilità di accollarsi tutte le spese di funzionamento del servizio e del personale amministrativo. In pratica, se i Comuni vogliono, il Giudice di pace spetta a loro pagarselo. Ed è questa la possibilità che il Comune di San Miniato ha deciso di tentare, votando all’unanimità, nel consiglio comunale di lunedì, la delibera che ha incaricato il sindaco d’inviare al Ministero l’apposita istanza per il mantenimento del servizio. Ovviamente, come precisato da Gabbanini, «in base alle nostre disponibilità economiche». La speranza, infatti, è quella di convincere gli altri Comuni a contribuire ai costi. «Anche in un’ottica di Unione comunale – dice il vicesindaco Chiara Rossi – sarebbe importante lavorare assieme, per difendere un presidio che una volta perso non tornerà più». A sostegno della linea sanminiatese c’è anche una petizione di 300 firme raccolte presso l’ufficio del Giudice di pace. «Hanno firmato anche cittadini di altri Comuni», precisa Rossi nella speranza di una linea unitaria, così come avvenuto fra i comuni della Valdicecina per l’ufficio di Volterra. Per convincere le altre amministrazione, San Miniato sarebbe anche disposta ad accollarsi la fetta più grossa delle spese, e a considerare la possibilità di una localizzazione alternativa al centro storico.

Netta, tuttavia, la posizione degli altri sindaci. «Come ho già scritto a Chiara Rossi – dice il sindaco di Castelfranco Umberto Marvogli – quello del Giudice di pace è un servizio dello Stato, i cui costi non sono sostenibili per i Comuni. Quando abbiamo sopperito alle carenze dello Stato lo abbiamo fatto per altri servizi, a cominciare dalla scuola. Per i nostri cittadini, poi, l’ufficio di Pontedera garantisce già una maggiore facilità di accesso e di parcheggio rispetto a quello di San Miniato».

Per il primo cittadino di Santa Croce Osvaldo Ciaponi, «il tema va affrontato su due livelli: finché parliamo di rivendicare il mantenimento del servizio – dice - siamo disposti a coordinarci con San Miniato per una richiesta congiunta, ma farsi carico delle spese, in un momento come questo, sarebbe una scelta difficilmente giustificabile agli occhi dei cittadini». «Anche perché – aggiunge Alessandra Vivaldi (Montopoli) – è probabile che in futuro dovremo fare i conti con altri sacrifici, forse per servizi ancora più vicini al cittadino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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