Il Tirreno

Pontedera

Allo sciopero con Chianti e panino

di Andreas Quirici
Allo sciopero con Chianti e panino

L’agitazione della Fiom-Cgil di ieri (50% la partecipazione) è stata vissuta come un anticipo del Primo Maggio

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PONTEDERA. Panini al prosciutto e vino in cartoccio. E poi bandiere rosse, musica “rivoluzionaria” e un clima da “braccio di ferro” con Piaggio davanti alla portineria per l’ingresso delle merci. Si è consumato così l’anticipo di Primo Maggio per i lavoratori della Vespa che ieri hanno scioperato dalle 10 alle 15, bloccando i camion in entrata e uscita dallo stabilimento, pranzando insieme riflettendo sul senso (o meno) che questa ricorrenza ha per la classe operaia. La protesta è stata indetta dalla Fiom-Cgil e riguarda la trattativa per l’integrativo che il sindacato intende portare avanti con una propria piattaforma, segno evidente della spaccatura all’interno del mondo sindacale. «Piaggio, però, ci ha già comunicato che non ritiene ci siano le condizioni per discuterne – ha affermato Mauro Faticanti, coordinatore nazionale Fiom motociclo, anche lui presente ieri davanti ai cancelli dell’azienda – E questo è un atteggiamento che pone dubbi sul futuro del livello salariale dei lavoratori, sulla sua permanenza su questo territorio e sul rapporto con l’indotto».

Il miraggio dell’unità. Tra un morso a un panino e qualche parola al microfono a mo’ di comizio da parte dei delegati Fiom, i lavoratori hanno stazionato davanti alla portineria osservando i loro rappresentanti chiedere a Piaggio «un incontro per cominciare a parlare del futuro degli operai e della stessa fabbrica di Pontedera». Ma sullo sfondo ha tenuto banco l’unità sindacale che ormai sembra essere sempre più un miraggio. «Eppure sarebbe la prima cosa da raggiungere – dice Monica Amaro, part-time verticale dal 2009 che doveva diventare full time lo scorso anno, ma che aspetta ancora un contratto a tempo pieno – In questa maniera siamo sparpagliati e non abbiamo nessuna forza». Un quadro negativo che conoscono bene i lavoratori che compongono il bacino dei contrattisti a tempo determinato che quest’anno hanno ricevuto la comunicazione che non saranno chiamati in Piaggio. C’erano anche loro alla manifestazione di ieri, dalla quale è emersa la spiegazione di Faticanti sulla divisione sindacale: «E’ semplice. Dopo che sono stati fatti contratti separati con l’esclusione della Fiom, l’unità è diventata impossibile da raggiungere».

Il senso del Primo maggio. Per alcuni la festa dei lavoratori è ancora un evento da celebrare. Per altri no, vista la crisi e lo scoramento della classe operaia. Monica Amaro ne parla insieme a Giuliana Macelloni, quest’ultima operaia della Piaggio da 33 anni. «Per me è una festa – afferma la prima – perché spero sempre che le cose cambino e che il mondo del lavoro torni a essere un elemento base della società. In questo momento, invece, è un sogno per troppe persone ed è normale che chi è a casa e si vede arrivare le bollette da pagare abbia il morale a pezzi. Però, credo anche che siamo noi operai a dover portare avanti le nostre battaglie e le rivendicazioni che ci farebbero vivere meglio. Senza impegno non si va da nessuna parte ed è il Primo Maggio il giorno in cui farci sentire». Di sentimento opposto la collega che sta lavorando con contratti di solidarietà: «So che il Primo Maggio è la festa dei lavoratori e sono orgogliosa di far parte della classe operaia. Però questo momento è davvero difficile. Moltissimi di noi non dormono la notte e hanno paura del proprio futuro. Spero tanto che la crisi passi e che tutto torni come prima. Sono molto preoccupata ed è per questo che il Primo Maggio quest’anno assume un significato meno festoso».

Il contratto integrativo. E a far preoccupare ancora di più i lavoratori è la chiusura di Piaggio a qualsiasi discussione sull’integrativo. L’azienda ha già confermato gli investimenti a Pontedera e ha comunicato di aver aumentato le proprie quote di mercato in un settore, quello delle due ruote, fortemente in perdita. Per questo non sembrano esserci grandi margini per aumentare garanzie e salario o premi di produzione. Ed è per questi motivi che il prossimo confronto per l’integrativo si annuncia difficile per sindacati e lavoratori. «Ma se non ci sono soldi – chiede Faticanti – perché la cedola per i dividendi destinati agli azionisti è passata dagli 82 centesimi dell’anno scorso ai 92 di quest’anno?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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