Il Tirreno

Pontedera

Strade e piazze sono ribalte: parola di Alberto

di Andrea Lanini
Strade e piazze sono ribalte: parola di Alberto

Il segreto degli eventi studiati da Masoni e Gigli, fondatori di “Terzostudio”

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PONTE A EGOLA. «Strano», dice Alberto Masoni, «nell'agosto 2012 se n'è andato Nicolini e nessuno che abbia speso una parola per ricordarlo. Nessun omaggio, nessun tributo. Poche o punte parole dedicate alla sua figura, alle sue belle idee. Io e Alessandro ci siamo rimasti male: è stato lui a insegnare a tutti noi il modo di portare l'arte per le strade». Renato Nicolini, drammaturgo, architetto, illuminato assessore alla cultura quando primo cittadino della capitale era Giulio Carlo Argan, fu l'inventore dell'Estate romana, grazie alla quale, dal '77 in poi, i comuni d'Italia, di colpo, si accorsero di avere vie e piazze che potevano diventare vivacissime ribalte, e iniziarono a investire sulla promozione del proprio tessuto urbano attraverso eventi dedicati alla cittadinanza e ai turisti, insomma al grande pubblico. Anche per Alberto Masoni e Alessandro Gigli, fondatori di “Terzostudio” a Ponte a Egola (“Progetti per lo spettacolo”), la lezione di quel nuovo sguardo mirato a spogliare i luoghi dai luoghi comuni, fu folgorante.

La loro scommessa (“La promozione in Italia del teatro di strada e del teatro di figura, attraverso la linea poetica e progettuale del teatro delle città, che vede nei centri storici i palcoscenici deputati ad un teatro semplice e diretto, capace di plasmare e modellare se stesso allo spazio che lo circonda”, sintetizza la biografia sul sito dell'associazione) è, dal punto di vista delle affinità emozionali, la stessa di Nicolini. Ma forse è più opportuno parlare al plurale. Scommesse: prima “La Luna è azzurra”, festival internazionale che va in scena a San Miniato da trent'anni; poi “Mercantia”, altro festival internazionale che va in scena a Certaldo da ventisei anni; poi, attraverso la rete (unica nel suo genere) di “Terzostudio”, l'ultima puntata sull'evanescente, volatile capacità attrattiva di un errabondo microcosmo fatto di giocolieri, trampolieri, maestri di teatro di ombre, di figura, di burattini, di marionette, tutto un mondo poetico e sfuggente dai contorni fiabeschi, per forza effimero non solo nel contenuto ma anche nel contenitore, animato spesso dagli strumenti di scoppiettanti marchin' band e street band, i cui musici sfilano lungo la viabilità del centro come ribaldi folletti dalla carica ipnotica. E infatti i pubblici di tutto lo Stivale, da nord a sud, rimangono ipnotizzati.

Tutto iniziò negli anni Settanta, quando, spinte dall'onda lunga del fermento sessantottino, miriadi di “gruppi giovani” presero a svecchiare il teatro. A Santa Croce, nel '73, aprì il “Teatro della Casa Gialla”. «Il nome lo prendemmo da quel celebre quadro di Van Gogh», ricorda Alberto, che a Santa Croce è nato sessant'anni fa (anche Alessandro, meraviglioso burattinaio, ha sessant'anni, e dati anagrafici che si srotolano sulla falsariga di un noto proverbio: «È nato a Montelupo e vive a Capraia»). «Di anni allora ne avevamo 20, andammo avanti fino al 1980. C'era Maurizio Signorini, che di Santa Croce è stato sindaco per 14 anni. C'era Andrea Mancini. Mettemmo su anche la “Cooperativa dei Segni”, che gestiva l'attiguo cinema. Nacque, nel '79, la rivista “Il Grande Vetro”. Nelle cose che facevamo allora c'era già il germe del teatro di strada. Ci si ispirava da una parte al teatro vagante di Giuliano Scabia, al suo “Forse un drago nascerà”; dall'altra alle idee di Franco Passatore. Io studiavo, facevo il Dams a Bologna, Alessandro lasciò il suo lavoro e iniziò a fare il burattinaio (lo fa tutt'oggi). Dal successo degli spettacoli di allora è arrivato tutto il resto». “Tutto il resto” continua a nascere e crescere ancora oggi, giorno dopo giorno, come le tante pubblicazioni di “Terzostudio” documentano con testi ispirati e magnifiche foto. Laboratori, animazioni nelle scuole, festival, rappresentazioni dislocate ovunque, lungo un labirinto di cartelloni e programmi in cui solo Alberto e Alessandro e pochi fidati collaboratori son capaci di districarsi. «Io e Andrea Mancini (gli altri lavoravano) iniziammo a collaborare con l'Arci di Empoli, in cui era impegnato Alessandro: ci conoscemmo così. Nel 1981 le Arci formavano i comitati di zona. “Perché non metti su tu quella del Valdarno?”, mi chiesero. E così fu: la sede è qui accanto...», dice indicando la parete alle sue spalle. La base operativa di “Terzostudio” è a Ponte a Egola, all'interno dell'edificio che accoglie il circolo e i locali dell'Arci. «Siamo sempre stati qui. Dentro quella che fu la mia “creatura”», ride. «Intanto Alessandro, assieme a Claudio Cinelli, aveva fondato la compagnia Burattini del Sole. Io avevo rapporti consolidati col Comune di San Miniato: iniziative di successo anche lì. Alessandro e Claudio vennero a trovarci. “Perché non si propone a San Miniato un festival dedicato ai burattini?”. “La Luna è azzurra” nacque così». Dal teatro di strada alla musica di strada: nel 2007 a Santa Croce debutta “Radioliberafestival”, che dopo tre edizioni e due anni di stop, nel 2012, si è trasferito ad Alatri (Fr). «Fino al 2004 al 2005 di cose musicali ne avevamo fatte poche. All'epoca, di portare la musica in strada si parlava poco o nulla. Poi iniziò il fenomeno delle “marchin' band”. I “Funk Off” di Vicchio furono uno stupendo fulmine a ciel sereno. Abbiamo capito subito che quella era una strada interessante, e infatti lì siamo partiti con diverse esperienze di street band e marchin' band: “Bandita”, “Wanna Gonna Show”, “Archi Mossi”, tutti gruppi che girano in continuazione per l'Italia».

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