Sicurezza
Mosti, una panca d’arte con lo stemma comunale
È simile a quelle già installate nelle vicinanze di piazza Garibaldi Marcello, l’autore, l’ha regalata al sindaco: troverà posto a Palazzo Stefanelli
PONTEDERA. Visita ufficiale di primo cittadino al regno fatato delle panchine artistiche. Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi, su invito di Marcello Mosti, maestro dell'edilizia come si faceva una volta, arriva in questo laboratorio-cantiere-museo all'aperto che Mosti, 80 anni di lavoro alle spalle, tiene vivo nella zona del Tirassegno nel bel mezzo della quiete verde dei campi rimasti campi, subito accanto al letto del fiume Era (da cui lui stesso, non di rado, recupera materiali naturali - conchiglie, pietruzze di varie forme - da utilizzare nel caleidoscopico affresco delle sue creazioni, «opere in cui cerco di seguire l'inarrivabile esempio di Gaudì, i cui giochi di colori sono la mia guida»).
Panchine piccole, grandi, geometriche, docilmente rotondeggianti, a volte scintillanti di cromatismi marini, a volte chiaroscurali, dalle campiture manichee, definitive, tutte comunque splendenti, cangianti alla luce del primo sole quasi estivo. Ce ne sono tante, ma Millozzi, seguendo Mosti, arriva in fretta a quella più importante di tutte, la “sua”.
Lo stemma del Comune di Pontedera - l'argenteo ponte a due luci che si staglia sul fondale azzurro, il fiume che scorre placido, la corona dorata a impreziosire il tutto dall'alto- non lascia adito a dubbi: si tratta di una panchina artistica con dedica. Mosti ha deciso di regalarla alla città in cui vive da una vita. La visita di stamattina da parte di Millozzi è il segno dell'accettazione del dono. «È un bellissimo oggetto, di sicuro lo sistemeremo all'interno del palazzo comunale. Da anni i cittadini conoscono l'estro e la perizia tecnica di Marcello», il sindaco cita come esempio le tre panchine firmate da Mosti che il Comune ha installato di fronte al “Muro di Baj”, «ma in questa occasione c'è qualcosa di più. C'è il nostro stemma, i colori di queste pietre incastonate a formare il simbolo della città sono un tributo, e come tale va onorato». Prosegue la visita, Mosti racconta il proprio percorso, le pietre miliari della propria attività («Ho iniziato a seguire mio padre nei cantieri che avevo undici anni. Con lui ho imparato il mestiere di muratore»), ripercorre le tappe di una famiglia di costruttori i cui successi hanno caratterizzato l'imprenditoria edile pontederese. «Adesso le gambe mi danno un po' di problemi, ma fino a poco tempo fa salivo ancora sui tetti per seguire gli interventi coi miei occhi», dice con disarmante nonchalance. Millozzi ascolta, si guarda intorno, posa lo sguardo sui gioielli in pietra disseminati ovunque. «Ottant'anni di attività professionale alle spalle... Marcello, se non fanno Cavaliere del Lavoro te, chi altri mai?». Marcello sorride con un guizzo traducibile con un “eh, in effetti...”. «Tranquillo, ci pensiamo noi a inoltrare la richiesta», promette il primo cittadino.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google