Il dolore
Tubone, come sarà il maxi progetto
Parla il responsabile del progetto, l’ingegner Andrea Capelli «La frammentazione d’impianti è dispendiosa e inefficace»
SAN MINIATO. Dai costi ai benefici, dal peso economico per i cittadini ai vantaggi per le aziende e per l’ambiente, attraverso dati, numeri e timori legati a un progetto che ancora in pochi, in realtà, conoscono davvero. Un’analisi sul Tubone, in un confronto di oltre due ore con l’ingegner Andrea Cappelli, tra i fautori del progetto, responsabile dell’opera per l’Autorità Idrica Toscana. Tante le domande, a cui Cappelli ha cercato di rispondere nell’incontro organizzato giovedì, a Ponte a Egola, dall’associazione Laboratorio Valdarno.
«Ci siamo resi conto – ha detto in apertura il presidente Giovanni Zanoboni – che di quest’opera si è parlato molto ma spesso in modo improprio. L’obiettivo è fare chiarezza, anche alla luce del recente protocollo che ha ridato vita al progetto».
Le linee generali. All’interno dell’associazione c’è un apposito gruppo di lavoro, guidato da Massimiliano Poli: «Il Tubone – ha ricordato – nasce da un’analisi costi-benefici per superare un sistema fatto di tanti piccoli depuratori, che rappresentano uno spreco di risorse». Da qui il progetto, che fa dei depuratori del Valdarno il cuore di un sistema di razionalizzazione, con la dismissione di 51 piccoli impianti sugli oltre 60 oggi in funzione. Il tutto con la realizzazione di nuove condotte che porteranno ad Aquarno e Cuoiodepur gli scarichi civili della Valdinievole, dell’Empolese e in parte della Valdera: 22 milioni di metri cubi in più, che permetteranno l’abbattimento dei componenti inquinanti e il riutilizzo dell’acqua depurata all’interno delle concerie.
«Lo sviluppo del territorio – ha detto Cappelli – non può più convivere con l’attuale frammentazione: è un sistema dispendioso e inefficace. Si potrebbe intervenire su ogni singolo depuratore, ma con quali costi? Quella del Tubone è solo una delle soluzioni possibili, ma è quella più logica e più razionale. È un progetto non banale, che inevitabilmente creerà dei disagi legati ai cantieri. Una volta completato, però, tutte le condotte saranno sotterranee: in superficie saranno visibili solo gli impianti di sollevamento».
Costi e interventi. Il costo complessivo è stimato in 204 milioni di euro, 60 in più rispetto al primo protocollo del 2004. Opportuno chiedersi se non si corra il rischio di un ulteriore aumento: «È uno dei problemi che aveva rallentato il progetto – ha detto Cappelli – Adesso abbiamo richiesto dei preliminari attendibili per non avere sorprese. Recentemente è stato approvato l’intervento più importante, quello del collettamento da Pieve a Nievole a Santa Croce, e la differenza in cifre è stata minima. Contiamo di approvare tutti gli interventi tra 2013 e 2014».
Il costo in bolletta. Numerose le domande dedicate al “peso” del Tubone nelle bollette del servizio idrico, da cui arriveranno 105 milioni dei 204 complessivi. «Gli aumenti tariffari degli ultimi anni – ha ribattuto Cappelli – sono legati ai costi di manutenzione del servizio idrico. Il referendum contro la remunerazione del capitale investito, che ha cambiato il sistema tariffario, aveva bloccato il progetto mettendo in discussione il precedente accordo con le banche. Il nuovo protocollo ha reso disponibili da subito ben 145 milioni, di cui 105 dal servizio idrico».
Il riuso delle acque. L’ingegnere ha smentito le voci secondo cui l’acqua depurata non sarà riutilizzabile nel processo conciario. «Sono state fatte delle prove in impianti pilota: è una tecnologia già testata. Gli imprenditori hanno firmato l’accordo che li impegna in questo senso, mettendo fine al prelievo dalle falde: circa 5-6 milioni di metri cubi ogni anno».
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