Il Tirreno

Pontedera

A tavola nel “non carcere” per unire dentro e fuori

di Francesca Suggi
A tavola nel “non carcere” per unire dentro e fuori

Oltre le sbarre, i detenuti chef raccontano la loro Cena galeotta «Non vediamo l’ora che arrivi, per noi significa normalità e autostima»

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VOLTERRA. «Viviamo per un giorno una situazione di normalità, avete presente cosa vuol dire stare dentro», esclama Danilo Schino, al suo debutto come cameriere galeotto. «Noi non vediamo l'ora, da nessuna parte succedono iniziative come queste», segue la scia Salvatore Muscato. «Mi ricordo la prima volta, finalmente riuscivo a vedere il cielo e le stelle di sera senza l'interferenza delle sbarre», il concetto è chiare pure per Edmond.

Dai 50 ai 30 anni, non importa l'età, la soddisfazione e l'autostima che si crea è trasversale per loro che vanno avanti e indietro nella cappella del carcere allestita a conviviale, con piatti e pietanze in mano, pronti a regalare sorrisi e gesti impeccabili. Qui ristorante Mille sbarre: c'è Nino all'entrata. Lui, come gli altri, professionista della tavola s'inchina e mostra la via, tra sbarre che non dimentichi e porte che si chiudono dietro le spalle, con rumori metallici. Dentro la trasformazione. E' la magia di una sera al "non carcere" di Volterra: al timone della tavola delle speranze c'è Maurizio Marsili della locanda Vigna Ilaria di Lucca. «E' un 'esperienza incredibile», dice circondato dalla sua squadra speciale volterrana in tenuta bianco-nera.

A fine Cena galeotta sono tutti raccolti, in parata, sulla scala della chiesa: si canta "E dalla Coop noi siamo finanziati, anche se siamo carcerati…e c'è il castello con le sue suggestioni, le belle cene e le restrizioni, in queste cene noi tutti crediamo, un grazie a tutti e adesso brindiamo".

I commensali, arrivati da un po' tutta la Toscana applaudono: ci sono i due assessori di Pomarance Billi Cerri e Nicola Fabiani, c'è il nuovo commissario di Volterra Paolo Pizzimenti. Impeccabile, stile cameriere provetto passa Rosario Saiello, 30 anni di Napoli e ancora una lunga pena da scontare là dentro. «Sono qua da 4 anni e da tre partecipo sia alle cene galeotte che al teatro di Punzo: si tratta di esperienze di vita che ci motivano ad andare avanti e a credere in noi stessi, prendendo le distanze dal passato».

E pure la fase dell'apparecchiatura dei tavoli e dell'allestimento della cappella piace, parola di Danilo Schino, 44 anni di Taranto. «Vivere queste iniziative vuol dire guardare un attimo fuori e sentirsi normali». Luci calde al posto dei soliti neon, facce di un mondo esterno che da troppo tempo appare lontano e inafferrabile: Salvatore Muscato, 30 anni di Agrigento non vede l'ora delle Cene galeotte, lui che a casa sua faceva il pescatore. Io adesso sto lavorando la mattina alla Coop e il pomeriggio studio per prendermi il diploma: i ragazzi con cui lavoro mi fanno sentire uno di loro e questo mi riempie di gioia», esclama guardando alla data del 2021, quando uscirà, con fiducia e voglia di riscatto.

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