Il Tirreno

Pontedera

L’arancia diventa “pelle” nei laboratori del Poteco

di Manolo Morandini
L’arancia diventa “pelle” nei laboratori del Poteco

Le tecniche di concia funzionano anche con le bucce degli agrumi L’idea dell’artista Victoria De Blassie per borse e accessori moda

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Bucce d’arancia come pelle. Lime, limoni e pompelmi che una volta spremuti vengono reinterpretati in borse, cinture e accessori moda. La nuova frontiera della concia nasce Oltreoceano, ad Albuquerque, nel New Mexico, ma prende forma e si rende possibile nei laboratori del Poteco, a Castelfranco di Sotto. Per la venticinquenne Victoria De Blassie la creatività ha i colori della frutta e le possibilità della pelle conciata.

«L’idea mi è venuta per caso, da adolescente, un po’ per gioco, un po’ perché in famiglia ero addetta alle spremute e in casa siamo in cinque per cui alla fine mi ritrovavo con una gran quantità di bucce che ritenevo uno spreco gettare nell’immondizia», dice De Blassie. Che aggiunge: «Mi chiedevo se e come fosse possibile riciclare le bucce della frutta consumata, in particolare quella delle arance che trovavo particolarmente piacevole al tatto e potenzialmente duttile».

Ha l’entusiasmo e lo slancio d’artista Victoria. Ma anche la dedizione di un artigiano, determinata a dare forma alla sua idea. Un lavoro quotidiano, gomito a gomito con i tecnici del Poteco. Prove di concia e continui test, fino a centrare l’obiettivo: la buccia conciata conserva il profumo dell’agrume ma diventa imputrescibile, si fa elastica e lavorabile. Un risultato a cui lavora dall’ottobre dello scorso anno.

«Avevo questa idea in testa – continua Victoria – mentre proseguivo i miei studi, nel 2009 laurea in Fine Art all’Università del New Mexico e nel 2011 il Master in Sculpture al California College, mi documentavo sulle maggiori realtà industriali della pelle in tutto il mondo e così, grazie anche alla borsa di studio Fulbright cofinanziata dai governi americano e italiano sono riuscita a venire in Toscana e confrontarmi con il locale Comprensorio del cuoio».

In principio, Victoria De Blassie voleva mettere a punto un materiale dalla cifra “eco”, con cui realizzare sculture e installazioni. Poi, con la messa a punto dei processi di concia delle bucce, che lei prepara una ad una togliendo la parte bianca all’interno, le si è aperta la finestra della moda. «Può essere un materiale importante perché ha in sè il significato della sostenibilità».

Pronta a continuare il tour per le concerie del distretto e a proseguire i suoi studi al Polo tecnologico, Victoria abita a Firenze. Ed è in numerosi ristoranti, bar e locali della città che si rifornisce di bucce, molte quelle di arancia ma non mancano anche quelle di lime, limone e pompelmo. «Alcuni mi dicono che con tutta la buccia delle arance che non buttano più per darla a me si aspettano almeno qualche borsa in anteprima – conclude Victoria –. E quando le avrò realizzate prometto che non li deluderò».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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