Il Tirreno

Pontedera

Il “guerriero” che si riposa dopo 20 anni

di Andrea Lanini
Il “guerriero” che si riposa dopo 20 anni

Enrico Mazzinghi e il suo percorso politico «L’importante? È Il viaggio, non la meta»

5 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. «Una foto? Allora forse è meglio uscire all'aperto, c'è un bel sole... Ecco, mi metto qua, sulla panchina, che dice? Per uno che dopo vent'anni è in procinto di terminare la sua esperienza di amministratore, è l'immagine ideale», ride Enrico Mazzinghi, per qualche giorno ancora assessore ai Lavori pubblici del Comune di Santa Maria a Monte, dove a breve si voterà una nuova giunta.

Suggerisce anche la didascalia: «Il riposo del guerriero». Si riferisce non solo alle battaglie portate avanti dalle trincee della politica («di cui, comunque, continuerò a occuparmi. In Sel abbiamo tanti ragazzi in gamba da seguire»), ma anche all'antico novero delle tradizioni di famiglia, materia che da diversi anni l'appassiona. «Un giorno mi sono detto: fammi vedere da dove deriva il mio cognome. Ho digitato “Mazzinghi” su Google. Mi si è spalancato un mondo. Credevo di discendere dagli etruschi, invece ho radici germaniche: lì per lì ci sono rimasto un po' male. Il motto del casato è “Chi la fa l'aspetti”, e anche nello spirito di queste parole, schiette, genuinamente risolute, mi riconosco abbastanza». Alla stirpe dei Mazzinghi, spiega Enrico, classe 1941, i guerrieri non sono mai mancati. Basti pensare a Alessandro e Guido, i campioni pontederesi della boxe, suoi cugini da parte di padre. «Il loro babbo e il mio erano fratelli. Vivo a Santa Maria a Monte da 44 anni, qui ho preso moglie - anzi, “marito” - ma sono nato e cresciuto a Pontedera, in via Gotti. Ho fatto le scuole medie in piazza Garibaldi, negli anni Cinquanta i pini li avevano piantati da poco, ricordo ci si sbucciava i ginocchi giocando a “sbarra”. Infatuati dall'esempio di Guido, anche io e mio fratello Alberto iniziammo a frequentare il ring. Siamo stati, diciamo, i Mazzinghi “minori” della boxe. Ho fatto 47 incontri da dilettante. Un'arte davvero nobile, il pugilato. Ti insegna il sapore della fatica, e a guardare la vita con rispetto».

Quando Alessandro, al Vigorelli di Milano, vince il suo primo titolo mondiale, Enrico è lì a fare il tifo. È appena tornato dalla Svizzera. «Sono partito da Pontedera a 17 anni con in tasca un passaporto turistico. Ufficialmente, andavo a trovare Alberto per farmi una vacanza, in realtà ero un emigrante in cerca di lavoro. Lui, operaio specializzato, era arrivato lì tempo prima. Era la seconda volta che prendevo il treno, non sapevo una parola di tedesco. Non dovevo avere un'aria particolarmente allegra. Alberto, con cui avevo appuntamento alla stazione di Zurigo, ebbe un inconveniente e mandò un amico, che arrivò parecchio in ritardo. Mi trovò spaesato, che aspettavo su una panchina, ai piedi la mia triste valigia piena di biancheria». Una panchina, anche allora, all'inizio di tutto: «Vede che questa è la foto giusta?». A Baden, le prime luci. «Trovai subito lavoro. Lavapiatti in un hotel, per otto mesi: esperienza meravigliosa. In tutti i sensi: fu lì che conobbi la mia prima fidanzatina, Hermine, carina, capelli mori, un paio d'anni più di me. Proveniva dalla Stiria, terra dalle vive riminiscenze zingare. Grazie a un professore geniale che mi dava lezioni private, imparai il tedesco: dopo un anno mi chiedevano di che cantone fossi. Poi, grazie alle lingue (il francese l'avevo imparato alle medie), ho lavorato presso diversi uffici. Anche al reparto spedizioni della Henke, nota casa produttrice di scarponi da sci. A quella scrivania, mi sentivo un signore». Ha tre passioni, Enrico. «La moglie, la politica, la montagna. Siamo sempre andati a passare le vacanze sulle Dolomiti (per fortuna anche lei la ama). All'inizio, passeggiate, rilassante trekking. Poi vidi gente che faceva una ferrata. Bello, lo voglio provare, mi dissi. Mia moglie arrabbiatissima: non voglio rimanere vedova! La convinsi a lasciarmi fare un tentativo. A tremila metri, con tutte le Alpi intorno, trovarsi in piedi su un cocuzzolo largo come un fazzoletto... stupendo. L'uscita più indimenticabile? La ferrata “Olivieri”, sulle Tofane. Partii alle nove la mattina e tornai alle sette la sera». Nel '36, suo padre, comunista, fu prima buttato fuori dalla Piaggio, poi arrestato, poi mandato al confino all'isola d'Elba. «È così che la politica è entrata nella mia vita. L'impronta era e è rimasta quella. Sono comunista convinto ancora oggi. E lo rimarrò, sempre che non perda la ragione come a qualcuno capita».

Non “comunista” nel senso di “Russia” e “Stalin”, precisa. «Comunista nel senso vero del termine, che per me è sinonimo di libertà, nella sua accezione più alta». Tra i fondatori di Rifondazione Comunista a Santa Maria a Monte, oggi è un attivista di Sel. «Ho iniziato a fare politica attiva quando sindaco era Patrizia Marchetti (assessore allo Sport); poi, 4 anni con Bernardo Vellone (assessore ai Lavori pubblici). Dopo la caduta di Prodi, diventai consigliere comunale d'opposizione. Dopo Vellone, 10 anni filati di assessorato ai Lavori pubblici con David Turini. E di lavori ne abbiamo fatti. Guardi, tutta la mia vita la baso su una poesia di Costantino Kavafis... ». Cita a memoria un passo di “Itaca”. «Quando ti metterai in viaggio per Itaca, devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze”. Lo scopo non è la meta, ma il viaggio. Mi riconosco in questi versi». Ne recita altri: “Negli empori fenici indugia e acquista aromi penetranti d'ogni sorta, più aromi inebrianti che puoi”. «Io questo aroma lo sento nella nostra acqua pubblica. Dall'acquedotto che al 70% siamo riusciti a rinnovare, dalla sua acqua, bene di tutti, sento arrivare aromi simili a quelli di cui parla Kavafis. L'acquedotto di S. Maria a Monte, a pezzi e bocconi, è nato negli anni Cinquanta. Tubature vecchie, piene di perdite. Oggi non è così. Sento il profumo delle nostre scuole, tutte a norma di legge. E quello dei nostri nuovi musei, che stanno per aprire. Il Parco archeologico della Rocca, che inauguriamo il 18 maggio, e il Museo del Territorio. Meraviglioso, il profumo della cultura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa