Sicurezza
Sabatini, via libera al concordato Salvi metà dei posti
La produzione resta attiva grazie alla cessione di un ramo dell’attività alla Giuntini che produce per le griffe della moda
PECCIOLI. Mantenimento del sito produttivo, con la salvaguardia di circa metà posti di lavoro e via libera al concordato per la restituzione delle spettanze dei lavoratori e i crediti vantati da banche e fornitori.
E’ l’esito della vicenda legata alle difficoltà economiche della Sabatini di Peccioli, azienda produttrice di capi di abbigliamento per le grandi firme della moda che, negli ultimi anni ha navigato in acque agitatissime. La notizia è stata diffusa da Tania Benvenuti e da Stefano del Punta, sindacalisti della Cgil che, ieri mattina aveva facce molto felici. «Siamo riusciti a ottenere una doppia vittoria che può dare sollievo e speranze a oltre cento lavoratori», dicevano durante la conferenza stampa. Una vittoria resa possibile fondamentalmente da due elementi: la cessione del ramo d’azienda dalla Sabatini alla Giuntini (che è in pratica la stessa proprietà) e il via libera al concordato. Il piano per liquidare il denaro vantato da lavoratori, banche e fornitori si basa sull’affitto che Giuntini paga a Sabatini, dalla riscossione di numerosi crediti e la vendita di un capannone e di un magazzino della Stessa Sabatini.
Tre mosse dalle quali ricavare il denaro in un contesto, comunque, di continuità produttiva. Quando Giuntini ha acquistato il ramo d’azienda relativo alla produzione, infatti, ha inglobato 55 dipendenti della Sabatini. La restante parte di lavoratori era composta da appartenenti alla sezione amministrativa o da quelli che hanno rifiutato il passaggio nell’altra ditta. In questa fase sono in atto i contratti di solidarietà alla Giuntini, ma la produzione prosegue e con risultati incoraggianti.
Molte delle firme della moda che si avvalevano del lavoro di Sabatini hanno continuato anche con Giuntini a inviare commesse di capi d’abbigliamento. Si tratta di marchi del calibro di Burberry che stanno dando lavoro all’azienda di Peccioli, permettendo alla Giuntini di pagare l’affitto alla Sabatini. Un circolo virtuoso, quindi, che sta invertendo la marcia di una realtà arrivata ad avere anche 160 dipendenti negli anni d’oro della sua produzione. Una fase incrinatasi nel 2011, a causa di spese troppo onerose per gestire le cosiddette licenze produttive, e resa poi difficilmente recuperabile dalla nota crisi economica e finanziaria che ha travolto numerosi mercati, tra cui quello della moda. «Abbiamo ottenuto questo risultato grazie alla tenacia dimostrata dai lavoratori di non mollare davanti alle difficoltà – spiega del Punta – Ma dobbiamo ammettere che ci siamo ritrovati da soli a combattere contro il tempo, perché le commesse delle firme che danno lavoro alla Giuntini andavano confermate il prima possibile, e contro una situazione che è cambiata spesso da quando è iniziata. E poi va detto che abbiamo trovato una grandissima disponibilità al ministero del lavoro, dov’eravamo anche l’altro giorno. Cosa che non abbiamo riscontrato nelle istituzioni locali».
Così, tra due mesi saranno pagate le spettanze ai 106 lavoratori che hanno lavorato per anni per Sabatini, di cui 55 adesso sono alle dipendenze di Giuntini. Qualcuno di loro deve riscuotere sei mesi di stipendio. Ma oltre a questo sarà pagato anche il trattamento di fine rapporto (tfr), oltre a un riconteggio sulla cassa integrazione pagata dall’Inps nel periodo tra ottobre 2011 e agosto 2012 in cui la richiesta di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione non era stata autorizzata dal ministero per mancanza oggettiva di una vera riorganizzazione.
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