Finanza
Il Comune chiede lo stop del collaudo
Pirogassificatore: da Castelfranco un altro passo legale «L’impianto è incompleto, l’ordinanza va revocata»
CASTELFRANCO DI SOTTO. Il Comune di Castelfranco chiede di revocare l'ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha autorizzato il collaudo dell'impianto di pirogassificatore.
L'istanza, redatta dai legali del Comune, è già stata notificata e verrà depositata a breve presso il Consiglio di Stato. «Abbiamo deciso di assumere questa ulteriore iniziativa alla luce dell'indisponibilità manifestata da parte dell’ufficio ambiente della Provincia di Pisa, di Usl e Arpat che non hanno dato risposte ai quesiti che il Comune ha sollevato in merito alla realizzazione dell'impianto», dicono dal Comune.
L'ordinanza del Consiglio di Stato autorizza il collaudo per 3 mesi «presupponendo che l'impianto fosse terminato, così come veniva dichiarato dai soggetti interessati. Il Comune però aveva fatto notare agli Enti preposti che in realtà mancavano atti e opere che potessero far dichiarare ultimati i lavori di costruzione dell'impianto: opere di compensazione idraulica, aggiornamento sistema antincendio, campionamento terreno ante operam, approvvigionamento idrico, per non parlare della assenza della turbina, che rende l'impianto non conforme al progetto, presentato come "ristrutturazione energetica", né alla normativa che impone un elevato livello di recupero energetico per gli impianti di combustione», continuano dal Comune. «Che dire poi dell'assenza della "marcatura CE" sull'impianto e del fatto che la ditta produttrice si riserva di certificare la conformità dello stesso, sotto alcuni punti di vista, solo a valle del collaudo?» è la domanda che si pone l’amministrazione castelfranchese.
Sono ancora tanti i quesiti senza risposta: «Per questo chiedevamo che prima di discutere di qualsiasi protocollo per il collaudo si ottemperassero questi adempimenti. Alle legittime domande del Comune non solo non veniva data risposta, ma nonostante tutto si procedeva alla firma del protocollo per il collaudo dell'impianto. Sosteniamo che non si possa collaudare un impianto incompleto delle sue parti essenziali, né tantomeno si possano valutarne gli effetti potenziali su ambiente e salute se si testano solo 2 miscele rispetto a tutte quelle previste dal progetto. Considerando che non sussistono i presupposti che stavano alla base dell'ordinanza del Consiglio di Stato, che la procedura di collaudo prevista dal protocollo appare lacunosa su aspetti importanti e che l'udienza per la trattazione del merito è fissata a breve (il 12 luglio) abbiamo richiesto al Consiglio di Stato di revocare l'ordinanza».
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