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La Cia: «I danni all’agricoltura fanno calare l’occupazione»

SAN MINIATO. Crollo di fatturato per l’agricoltura, e conseguente riduzione dei posti stagionali. Colpa della pioggia degli ultimi mesi, che pare destinata a ridimensionare la richiesta di manodopera...

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SAN MINIATO. Crollo di fatturato per l’agricoltura, e conseguente riduzione dei posti stagionali. Colpa della pioggia degli ultimi mesi, che pare destinata a ridimensionare la richiesta di manodopera fra le aziende agricole della Provincia, che nel solo 2012 avevano offerto quasi mille posti stagionali, di cui circa 200 nel Valdarno Inferiore.

«Si prevede un calo – dice il direttore della Cia di Pisa Stefano Berti – perché molte colture sono state seminate con grande ritardo. E questo vale sia per i cereali che per gli ortaggi. Lo scorso anno eravamo alle prese con la siccità, mentre stavolta non hai smesso di piovere per mesi».

«Le patate sono il caso più emblematico – aggiunge la presidente Francesca Cupelli – mediamente gli ortaggi sono in ritardo di 20 o 30 giorni». Inevitabile la perdita di produzione e fatturato, anche del 50%. La pioggia non ha risparmiato neppure il tipico carciofo sanminiatese, con un raccolto inferiore anche del 60%. E questo, si riflette poi sull'occupazione, che rappresenta uno degli indicatori più significativi nella fotografia scattata dalla Cia. Una foto in chiaro scuro, per un settore senza dubbio trascurato dalla politica, tutt’altro che al riparo dalle difficoltà economiche, ma che può allo stesso tempo giocare la carta di una maggiore consapevolezza alimentare.

«Sono convinto – dice Berti – che l’agricoltura possa essere d’aiuto per uscire della crisi. Negli ultimi anni questo è l’unico settore ad aver creato nuovi posti di lavoro. Tuttavia, occorre fare in modo che le aziende strutturate siano davvero sostenute».

Circa 3900 le imprese agricole della provincia iscritte alla Camera di Commercio, di cui 200 nei comuni del Valdarno, che impegnano un numero di addetti intorno alle 500 unità. «La media d’età è comunque alta – dice Cupelli - la maggior parte degli agricoltori è in pensione, e rappresenta una sorta di ammortizzatore sociale di tutto il settore. Gli agricoltori più giovani sono quelli più a rischio di indebitamento».

Eppure, con la crisi economica, gli sportelli Cia si sono riempiti, negli ultimi anni, di persone senza lavoro decise a riconvertirsi in agricoltura. «Spesso senza rendersi conto delle difficoltà del lavoro e degli enormi costi iniziali di investimento», aggiunge Cupelli. È comunque un fatto che l’agricoltura non è più considerata un lavoro di serie B, «in particolare dai giovani» dice Berti, che indica in una maggiore cultura alimentare la carta vincente per il futuro del settore agricolo. «Perché il nostro unico alleato può essere il consumatore – afferma -: dobbiamo far capire che spendere 10 centesimi in più per un prodotto locale è un investimento sulla salute e sul territorio». Possibilità di sviluppo anche per il settore agrituristico, nonostante i dati Cia parlino di un calo di fatturato del 10- 20% nelle strutture del Valdarno.

Giacomo Pelfer

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