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Pontedera

il nuovo lavoro di bruchi

Dal Colle al Big Ben a colpi di breakdance

Dal Colle al Big Ben a colpi di breakdance

VOLTERRA. Dal Mastio al Big Ben, dalla stazione abbandonata di una piccola frazione di campagna ai grattacieli della City, per inviare a colpi di breakdance cartoline virtuali da una delle metropoli...

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VOLTERRA. Dal Mastio al Big Ben, dalla stazione abbandonata di una piccola frazione di campagna ai grattacieli della City, per inviare a colpi di breakdance cartoline virtuali da una delle metropoli più famose al mondo. Un progetto che vede il designer volterrano Nico Bruchi alla macchina da presa, e il ballerino di breakdance Filippo Bernardeschi - originario di La Rotta, ma residente a Londra da un anno e mezzo - piroettare sullo sfondo di luoghi-simbolo come Piccadilly Circus, Westminster, e il popolarissimo Tower Bridge, allo scopo di carpire lo spirito del “Big smoke”, il grande fumo della capitale inglese, dove Bruchi si trova già in queste ore.

«L'idea – spiega – è il seguito di un lavoro realizzato nel febbraio 2011. Volevamo costruire un video che non fosse semplice esibizione, ma un collage di luoghi importanti per il ballerino, che per raccontarli usa la danza anziché le parole». Nacque così “A day with”, un clip di tre minuti girato fra la stazione di La Rotta e il villaggio scolastico di Pontedera. Caricato un anno fa, il video ha superato le quattrocento visualizzazioni.

Ora tocca a Londra. «Non solo quella della cartolina – puntualizza Filippo – ma anche quella meno nota: piccoli scorci caratteristici che ho incontrato durante passeggiate solitarie». Uno shot dopo l'altro, Nico e Filippo ne faranno delle cartoline in movimento, una via di mezzo fra il documentario di una Londra personalizzata e un atto di affetto

«Per quanto ne so – prosegue Nico – questi sono i primi video di breakdance a mettere lo scenario sullo stesso piano del ballerino. Non ci interessa creare uno “show”, ma esprimere uno stato d'animo che entri in risonanza con l'atmosfera di una location, sperando di ottenere un risultato artistico». Ma qual'è questa Londra segreta? «Non esiste – risponde Filippo – Londra è su tutti i libri, non esiste angolo che non ne sia stato sviscerato. Ne esiste una, però, che va cercata. Io ho la mia: penso a certi tratti del Rengent's Canal, alle strade di Holland Park e al parco omonimo, oppure a certi scali che si affacciano sul Tamigi dalle parti di Canary Wharf, nell'Est End». Un impatto in primo luogo estetico, che ha poco a che vedere con la street art: «Qua le regole sono severissime ed è concesso esibirsi solo in determinate zone, dove la concorrenza è feroce. Preferisco allenarmi dove si può, nell'underground di Piccadilly Circus, ad esempio, e godermi il resto passeggiando con un buon libro in mano». Al rigido controllo delle regole tipico degli inglesi, sostiene Filippo, fa da contrappunto la considerazione per l'arte. Anche quella di strada: «Si respira un grande rispetto – racconta, fra rammarico e ammirazione – ci sono gallerie d'arte e teatri ovunque. Se vieni scoperto a ballare dove non si può, i poliziotti in genere ti trattano con ferma cortesia e indicano un'alternativa. In Italia ho visto scene demoralizzanti, dove i bboy vengono scacciati in malo modo, o guardati come potenziali delinquenti. Qua abbiamo una stanza libera all'interno di un college. Mi piacerebbe vedere cose del genere in Italia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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