Sicurezza
Negozi chiusi per colpa della crisi nella piccola Buti
Saracinesche abbassate: in pieno centro spariscono una bottega di generi alimentari e una che vendeva intimo
BUTI. Anche due saracinesche abbassate possono fare rumore in un paese che conta poco più di 5mila abitanti. Se poi le attività che chiudono sono nel cuore del borgo, il suono è ancora più cupo e incessante. È l’eco della crisi che entra nei vicoli di Buti, dove dall’inizio del 2013 un negozio di abbigliamento intimo e un alimentari hanno chiuso i battenti. Ma se guardiamo più indietro (in un arco di 2-3 anni al massimo) i riflettori si sono spenti su altri due alimentari, un barbiere e una rosticceria. Qualcuno prova a ripartire, ma le prospettive non sono incoraggianti. D’altra parte a Buti non capiti per caso, non è un luogo “di passaggio”. Ci vieni per scelta. È una sorta di blocco naturale che il monte Serra impone al suo paese. La montagna croce e delizia di una comunità. Se da un lato regala uno spettacolo unico, dall’altro rende Buti un “brutto borgo, tra rocce grigie e ignude”, per dirla col Carducci. Una gioia per turisti e visitatori, ma per chi ci vive tutto l’anno e deve mandare avanti un’attività la musica è diversa. Rossana Donnini ha un negozio di abbigliamento, biancheria intima e moda mare. È la rappresentante dei commercianti di Buti, e nella chiusura dei negozi vede più responsabili. «La situazione è preoccupante e la colpa innanzitutto è della crisi economica. Se la gente ha meno soldi di conseguenza non spende, e le prime a rimetterci sono le piccole attività». Pensa innanzitutto al suo negozio in via XX settembre. «Ormai l’intimo si compra solo nelle catene in franchising, nei grandi magazzini. Da me viene chi vuole il prodotto di nicchia, chi punta sulla qualità e sul made in Italy, ma non posso certo reggere il confronto con la grande distribuzione». Colpa anche di una tassazione troppo elevata. «Io pago le tasse anche se la merce in magazzino rimane invenduta – continua Rossana – mentre un negozio in franchising col mio stesso problema può semplicemente girarla in un'altra sede, ha più mobilità». Sul caso specifico di Buti giocano poi altri fattori. «È un paese con una maggioranza di persone anziane; inoltre c’è il problema dei parcheggi da non sottovalutare. Chi vuole venire da fuori per fare compere si trova in difficoltà e preferisce andare da un’altra parte. E consideriamo che a fine mese dobbiamo fare i conti anche con l’affitto e il mancato incasso ». L’anima del commercio butese restano solo i bar e i ristoranti. «Anche lì però c’è chi si lamenta. Ad esempio prima a tavola si consumava un pasto completo, ora quasi tutti prendono un antipasto e una pizza o un primo e alla fine il ristoratore ci rimette. Come Associazione commercianti cerchiamo di darci da fare, ma con il solo volontariato diventa dura. Per l’estate comunque stiamo pensando a qualche iniziativa per attirare un po’ di gente in paese e a organizzare una notte bianca». Una piccola luce nel tunnel della crisi.
Lorenzo Lazzerini
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