Il dolore
Come sarebbe bello un nuovo teatro
Nella tesi del giovane ingegnere Massimiliano Francesconi la possibile rinascita dell’edificio distrutto dai bombardamenti
SAN MINIATO. Per chi conosce San Miniato, quello spazio si presenta come un vuoto inatteso e stonato rispetto al tessuto urbano che lo circonda. È lo spazio lasciato libero dall’ex teatro Verdi, distrutto dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale e mai ricostruito. Come una ferita, cicatrizzata nel tempo ma rimasta ben visibile nel reticolo urbano sanminiatese. Un vuoto che si sviluppa su due livelli, occupati oggi dal parcheggio di piazza Padre Pio in via Guicciardini e dal sottostante parcheggio privato compreso tra le vie San Carlo e Borgonuovo.
Un vuoto che il giovane ingegnere Massimiliano Francesconi prova a suturare, suggerendo la ricostruzione del teatro non più in elevato ma in forma ipogea, in modo da “ricucire” il dislivello attraverso una soluzione sotterranea. È questo il tema della tesi di laurea discussa da Francesconi nei mesi scorsi, e illustrata pochi giorni fa nell’ambito dell’iniziativa “Quattro progetti per San Miniato”, organizzata dalle associazioni Architettura e Territorio, Moti Carbonari, Kampino e gruppo Smartarc. Residente a Camaiore, Francesconi ha scelto di occuparsi di San Miniato dopo l’esperienza del “Florence Architecture Workshop”, di cui la città della Rocca ha ospitato pochi anni fa la quarta edizione.
Un progetto, il suo, probabilmente irrealizzabile ma di grande fascino, che riporta l’attenzione sull’insolito paradosso di una “città del teatro” rimasta senza teatro. Il vecchio edificio, costruito nel 1809, fu ampliato alla fine dell’Ottocento allungando la struttura al di sopra di via San Carlo, e realizzando l’annesso caffè e foyer (l’attuale circolo Chelli). «Costruire un edificio per lo spettacolo nel vuoto lasciato dal vecchio teatro – spiega Francesconi – non poteva essere una semplice operazione di riempimento: l’uso degli spazi rimasti liberi si è ormai consolidato. Per questo, il progetto punta a realizzare un nuovo edificio senza rinunciare agli spazi aperti. Da qui la soluzione ipogea, finalizzata ad una felice contaminazione tra edificio e paesaggio».
In superficie, infatti, il nuovo teatro si comporrebbe di due edifici in elevato: uno nello spazio tra via Borgonuovo e San Carlo, dove sono previsti l’ingresso alla struttura e i locali per i servizi, l’altro nella parte frontale di piazza padre Pio, in linea con gli altri edifici di via Guicciardini, dove accogliere la torre scenica e le strutture a servizio del palco sotterraneo. «Gli edifici – prosegue l’ingegnere – in forme semplici e contemporanee, andrebbero ad integrarsi con quelli esistenti».
La parte retrostante di piazza padre Pio, invece, arredata a verde, costituirebbe la copertura della sottostante platea. «Un’apertura da via Guicciardini permette di raggiungere lo spazio retrostante e di scendere in via San Carlo – dice Francesconi –. Non a caso, il titolo della tesi è “Passaggi”, per indicare il collegamento fra i dislivelli come elemento caratteristico di San Miniato». Proprio da via San Carlo è previsto l’ingresso principale al teatro, con il caffè e l’accesso ad una sala conferenze. Da qui, una scala conduce al piano sottostante, quello di via Borgonuovo, con la biglietteria, il guardaroba, il foyer e l’ingresso alla platea, da circa 150 posti, allungata al di sotto dell’attuale piazza Padre Pio. In fondo alla struttura sono previsti gli spogliatoi, la cabina di regia e una sala prove sotto via Guicciardini.
Giacomo Pelfer
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