La manifestazione
Risanata l’ex statua della Granduchessa
Merito dell’azienda “Pertici Imbiancature” che ha accolto positivamente la richiesta di adozione
SAN MINIATO. La Granduchessa torna a vestire in bianco. Si scoprono finalmente, nascosti sotto decenni di smog e secoli di abbandono, alcuni dei dettagli prima impercettibili dell’ex statua di Maria Maddalena d’Austria. Oggi, poco più di un blocco di marmo, quasi anonimo e sconosciuto ai più, collocato negli anni ’60 all’incrocio tra le vie Del Bravo e Rondoni, in uno dei punti più trafficati di San Miniato. Nelle scorse settimane, dopo decenni di incuria, il blocco è stato ripulito dalla coltre di sporcizia che l’aveva reso ormai irriconoscibile. Merito dell’azienda sanminiatese “Pertici Imbiancature”, di Moreno Pertici, che ha raccolto l’invito dell’amministrazione comunale di San Miniato per l’adozione di alcune piccole opere del centro storico che da tempo attendono un po’ di manutenzione. «Un piccolo intervento ma dal grande significato simbolico – dice l’assessore Mariateresa Piampiani – perché si avverte da parte dei cittadini la volontà di riappropriarsi dei luoghi e dei monumenti».
L’ex statua della Granduchessa, infatti, era stata inserita in un elenco di nove opere che il Comune ha messo a disposizione di cittadini e aziende, offrendo la possibilità di intervenire attraverso la formula della sponsorizzazione. Con lo stesso sistema, è già stato possibile restaurare l’edicola cosiddetta “del Riposo”, in via Sanminiatese, grazie alla buona volontà dell’impresa edile Piero Benvenuti di Isola, nonché la statua del Granduca Leopoldo in piazza Buonaparte grazie alla Fondazione Carismi. Adesso è stato il turno di Maria Maddalena d’Austria, o almeno di ciò che resta della statua in marmo, opera dallo sculture Antonio Susini, voluta dai sanminiatesi per omaggiare la Granduchessa che si era spesa per l’elevazione di San Miniato al rango di città, con la conseguente creazione della diocesi nel 1622. Collocata in piazza del Seminario, l’opera venne letteralmente fatta a pezzi durante il passaggio delle truppe napoleoniche; il busto, unica parte ancora integra, rimase chiuso per oltre un secolo nel fondo di un magazzino. Il recente restauro ha permesso di riportare alla luce il colore originario, ma l’opera resta comunque anonima e spesso sconosciuta, come sottolinea anche Francesco Fiumalbi del blog Smartarc: «Mi sia consentito un appunto – scrive –: la necessità di una targa, di un elemento informativo che indichi il significato del manufatto, dal momento che spesso è scambiato per tutt'altra cosa dal passante distratto o poco informato». «È una necessità che stiamo valutando – spiega l’assessore Piampiani – anche se la nostra idea era quella di individuare una tipologia di targhe da applicare a tutti i monumenti di San Miniato».
Giacomo Pelfer
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