Sicurezza
Inchiesta in municipio parla l’accusatrice di sindaco e giunta
Fu Del Grande, insieme ai colleghi del gruppo Pdl, a chiedere l’intervento della procura sulla consulenza a Gennai
SANTA MARIA A MONTE. Tutto è partito da un esposto che la capogruppo di “Programma di Libertà” Manuela Del Grande, insieme ai colleghi del gruppo di opposizione, presentò all’attenzione della Corte dei Conti e della procura della Repubblica di Pisa. Era l’aprile del 2012. Nell’esposto si contestava la delibera con cui la giunta del Comune di Santa Maria a Monte aveva deciso di affidare un incarico biennale di collaborazione al geometra Massimo Gennai, già in pensione dall’ente dal primo gennaio del 2012.
Ecco, quindi, da dove partirono le indagini della Guardia di Finanza, che l’altro giorno si è appunto presentata in municipio per comunicare la conclusione della fase investigativa agli indagati, che sono: il sindaco David Turini, lo stesso geometra Gennai, la segretaria generale Narida Di Maio, il vicesindaco Silvia Memmini e gli assessori Enrico Mazzinghi, Andrea Luschi, Cristina Falleri, Raffaello Corsi e Alessandra Biondi.
«All’epoca – afferma la capogruppo Pdl Manuela Del Grande, candidata alle prossime elezioni amministrative quale vice sindaco al fianco di Ilaria Parrella – decidemmo di far luce sulla delibera di giunta del 10 gennaio 2012 e sulla determina del 5 marzo 2012 con cui la giunta affidava all’ex dipendente Gennai l’incarico occasionale “accessorio” al fine di “supportare l’organizzazione degli uffici e gli organi politici per la prosecuzione della prima fase del procedimento del piano strutturale”, con una spesa a carico del Comune di 7.500 euro all’anno per il 2012 e il 2013».
Premettendo che Gennai, avente la qualifica di dirigente, risulta aver volontariamente richiesto e ottenuto la pensione di anzianità dal primo gennaio 2012, secondo Del Grande gli atti amministrativi della giunta contengono due incongruenze.
«La prima – sostiene Del Grande – è che si tratta di un incarico “accessorio” e che, secondo la parola stessa, è un “atto secondario, non indispensabile”; in effetti, questo particolare tipo d'incarico è riservato solitamente ad una categoria di persone emarginate dal lavoro e con incarichi di basso profilo, per un periodo massimo di 30 ore all'anno pagabili con appositi vaucher. Non sembra proprio che si addica al caso in questione. La seconda incongruenza – prosegue Del Grande – si evidenzia laddove viene richiamato l'articolo 7 comma 6 del decreto legislativo 165 del 2001, che riguarda una casistica assai diversa dalla prima, rifacendosi ad incarichi ad esperti di comprovata esperienza con contratti di lavoro autonomo occasionale. Negli atti ravvisammo il contrasto con l'articolo 25 della legge 724 del 23 dicembre 1994, tuttora vigente, che al comma 1 prevede il “divieto di conferire ad ex dipendenti cessati volontariamente dal servizio, per conseguire il pensionamento di anzianià, incarichi da parte dell'amministrazione di provenienza o di amministrazioni con le quali il dipendente ha avuto rapporti d'impiego nei cinque anni precedenti”».
«Con i quindicimila euro sborsati per Gennai – è l’amara conclusione di Del Grande – il Comune avrebbe forse potuto prevedere qualche lampione in più o rattoppare qualcuna delle tante buche segnalate».
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