Il Tirreno

Pontedera

Pirogassificatore, il no del Comune alle prove

di Cristiano Marcacci
Pirogassificatore, il no del Comune alle prove

Il sindaco Marvogli non firma il protocollo per la sperimentazione già pronto «Manca addirittura la turbina per trasformare il calore in energia»

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CASTELFRANCO DI SOTTO. È ormai guerra aperta tra il Comune di Castelfranco e la Waste Recycling, l’azienda di cui è presidente Maurizio Giani e che vuol mettere in funzione il tanto odiato pirogassificatore per il trattamento dei rifiuti industriali. L’amministrazione guidata dal sindaco Umberto Marvogli si è nuovamente messa di traverso e si è rifiutata di firmare il via libera al periodo di sperimentazione dell’impianto, così come stabilito in seguito all’ultima udienza di fronte al Consiglio di Stato.

L’ennesima frattura si è consumata lunedì pomeriggio, nelle stanze della presidenza della giunta regionale a Firenze, dove era stato convocato un vertice che avrebbe dovuto sancire l’ok alle prove. «L'invito – spiegano dal Comune di Castelfranco – era pervenuto pochi giorni prima al sindaco Marvogli tramite una mail dove genericamente si indicava l'oggetto della discussione e si invitava l'amministrazione a prendere parte, annunciando la presenza dei tecnici della Provincia di Pisa, dell'Arpat, dell’Asl e dei rispettivi legali. Abbiamo prima di tutto risposto a quell'invito con una lettera in cui ribadivamo le nostre perplessità, esposte nelle missive che in queste settimane abbiamo invitato a Provincia, Arpat e Asl circa molti aspetti di questo ipotetico collaudo che non ci convincono. Accompagnati dai nostri legali abbiamo poi deciso di andare all'incontro in questione, dove siamo stati messi a conoscenza della stesura ormai ultimata di un protocollo (non firmato dalle parti, ma la data in fondo al testo lasciava presagire che avrebbe dovuto essere firmato il 9 aprile) in cui l'ufficio Ambiente della Provincia di Pisa, Arpat, Asl e l'azienda Waste Recycling sottoscrivono una serie di impegni circa il controllo su questo non ben precisato “collaudo” dell'impianto. Abbiamo fatto notare che riteniamo alquanto singolare che le parti in questione stipulino il protocollo prima che sia data risposta ai quesiti ben circostanziati che l'amministrazione comunale ha rivolto alla Provincia senza ricevere risposta in merito. Ci sono molti dubbi che non hanno trovato risposta neppure nella riunione svoltasi lunedì, in particolar modo rispetto a questioni come il completamento dell'impianto, i controlli ante operam sul suolo, la compensazione idraulica e il fabbisogno idrico».

A questo proposito, il sindaco castelfranchese Umberto Marvogli evidenzia una grave carenza. «Manca infatti la turbina – afferma – che dovrebbe trasformare il calore prodotto in energia: visto che per mesi chi ha sponsorizzato in tutti i modi questo impianto ci ha detto che serviva a ridurre anche i consumi energetici, come si fa a “testare” la validità dello stesso (il cui progetto parlava esplicitamente di “ristrutturazione energetica”) se manca una delle sue parti principali? E ancora: come si fa a valutare l'impatto ambientale dell'impianto se non si testano tutte le miscele che il progetto prevedeva, ma se ne selezionano solo alcune (il cosiddetto “collaudo” prevede l’utilizzo di cippato di legno e di solo due miscele di rifiuti)? Ci pare che l'obiettivo sia solo quello di portare in sede di sentenza definitiva del Consiglio di Stato la tesi che l'impianto non sarebbe pericoloso per la salute e per l'ambiente».

L’incontro in Regione, quindi, si è concluso con un nulla di fatto.

«La questione del possibile impatto su ambiente e salute – ricordano dal Comune – è solo una delle tante censure sollevate dal nostro ricorso al Tar e riproposte davanti al Consiglio di Stato, sulle quali lo stesso ha riconosciuto che la “rilevanza delle questioni giuridiche proposte esige una approfondita valutazione che impone la trattazione del merito”. Per questo, al termine dell'incontro, che si è concluso con la promessa degli enti presenti di rispondere alle nostre domande prima di stipulare il protocollo, abbiamo ribadito tutte le nostre perplessità e la nostra contrarietà al fatto che sia messo in esercizio un impianto non ancora ultimato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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